Pensioni degli italiani all’estero: le ‘bufale’ di Tito Boeri (e della cattiva informazione)

Le parole di Tito Boeri hanno suscitato una ventata di polemiche non solo per la questione dei ‘migranti’, ma anche per la dichiarazione circa le pensioni degli italiani all’estero, che costerebbero circa 1 miliardo di euro alle casse dell’Inps. È possibile – come ha sottolineato qualcuno – che le polemiche siano sorte per la ‘traduzione’ giornalistica che ha avuto l’intervento del Presidente dell’Inps e non tanto per le sue parole.

Insomma, occorre fare chiarezza: la demagogia è sempre sbagliata, anche perché – invece di difendere – spesso serve proprio a colpire la coscienza popolare dei problemi. Informarsi correttamente è sempre d’uopo, soprattutto su questioni che riguardano previdenza e assistenzialismo.

La polemica sulle pensioni degli italiani all’estero: attenzione alle ‘fake news’

Innanzitutto, occorre chiarire il primo aspetto: se è vero – come dice Tito Boeri – che le pensioni degli italiani all’estero costano circa 1 miliardo di euro, è altrettanto vero che non si tratta di assistenzialismo o di un ‘regalo’, ma di persone che hanno maturato dei contributi e che ottengono una pensione commisurata a partire dal versamento dei suddetti contributi.

La domanda da porsi è la seguente: perché una persona che ha versato i contributi dovrebbe perdere il diritto alla pensione soltanto perché risiede all’estero? Non bisogna mai confondere previdenza e assistenzialismo: qui, si tratta di un diritto maturato e commisurato, non di una forma assistenziale. La demagogia non dovrebbe mai arrivare al punto da mettere in discussione i diritti sociali.