Franco Gabrielli: “La polizia fa il suo lavoro, la politica non deleghi tutto”. E sul terrorismo…

Sta dicendo che altri non la fanno?
«Sto dicendo che quando un’emergenza arriva sul tavolo del questore è già tardi, perché significa che l’uso della forza è quasi inevitabile. Le amministrazioni locali, e dunque la politica, non possono delegare tutto alle forze di polizia, perché certi problemi, prima che di ordine pubblico, sono problemi sociali, che non si possono scaricare sulle forze dell’ordine, facendole diventare oggetto di strumentalizzazione e scontro tra chi solidarizza con loro e chi le attacca. Io non voglio sottrarmi alle mie responsabilità, ma evitare che la polizia diventi la foglia di fico per coprire problemi che non ci competono».

Ma a via Curtatone era necessario intervenire come siete intervenuti?
«L’intervento andava fatto, però non c’è stata sintonia tra chi doveva eseguire lo sgombero e chi doveva trovare le soluzioni alternative. Alla fine ci si è concentrati sulla frase sciagurata di un poliziotto, ma io credo che se è grave, gravissima quella frase, è ancora più grave il comportamento di chi ha consentito che la situazione degenerasse fino a quel punto, con 800 persone costrette a vivere in condizioni sub-umane e senza diritti».

Alcuni delle quali trafficavano in affari illeciti, pare emergere dalle indagini.
«Un contesto di illegalità genera sempre altre illegalità. Il problema è evitare che questo accada e si consolidi nel tempo. Lo dico perché da prefetto di Roma me ne sono occupato, e insieme al commissario straordinario avevamo intrapreso una strada che non sembra aver avuto seguito».