Franco Gabrielli: “La polizia fa il suo lavoro, la politica non deleghi tutto”. E sul terrorismo…

E da capo della polizia, che provvedimenti prenderà contro il dirigente che ha detto ai suoi uomini «se tirano qualcosa spezzategli un braccio»?
«Io ho subito stigmatizzato quell’espressione, e ho parlato con il collega; lui stesso ha riconosciuto ha avuto un’uscita di senno e ha manifestato di ritenere opportuno cambiare incarico. Non penso che vada crocifisso né che vada disconosciuto un passato che è certamente migliore di quell’affermazione, tuttavia l’istituzione che dirigo deve essere credibile, e dunque posso dire che in futuro quel dirigente sarà impiegato in altre attività, diverse dalla gestione dell’ordine pubblico».

Mentre parliamo, dalla periferia est di Roma arrivano notizie di tensioni e scontri attorno a un centro di accoglienza per migranti, ora presidiato dalla polizia. C’è il rischio che la situazione possa degenerare?
«Io mi auguro che questo non accada, ma bisogna analizzare le singole situazioni e affrontarle tenendo conto delle sensibilità e delle esigenze di tutti. Anche di chi fa discorsi che suonano populisti o xenofobi: attenzione a banalizzare tutto, anche perché certi atteggiamenti sono trasversali, riguardano ogni fascia sociale e area politica. Non sempre c’è la distinzione netta tra il razzista cattivo e l’umanitario buono, in mezzo ci sono mille sfumature che non si possono ignorare. Esiste perfino una percezione collettiva per cui gli immigrati di colore sono più pericolosi di quelli dell’Est, sebbene statisticamente quelli dell’Est commettano un maggior numero di reati; ciò ovviamente non giustifica nulla, né è pensabile che si possano fare distinzioni sul colore della pelle, ma sono realtà con cui dobbiamo fare i conti».

Anche lei, come il ministro Minniti, ha temuto per la tenuta democratica del Paese di fronte all’ultima ondata migratoria?
«Quel timore è stato reale e io l’ho vissuto in diretta. Di fronte a un fenomeno che sta diventando strutturale ci possono essere reazioni difficili da gestire. Anche per questo mi auguro che i temi della sicurezza, sempre più spesso legati al problema dell’immigrazione, non diventino argomenti da campagna elettorale per alimentare le divisioni. Se argomenti sui quali dovremmo impegnarci tutti diventano terreno di scontro politico, sarà un danno per il Paese».