Mansioni inferiori: risarcimento al dipendente

Il demansionamento è, insomma, un avvilimento della professionalità del lavoratore. In tal caso ti spetta un risarcimento da parte dell’azienda (che, peraltro, è obbligata a ripristinare i tuoi iniziali compiti); inoltre, se hai riportato conseguenze emotive, psichiche o da stress, puoi ottenere anche l’indennizzo dell’Inail per la malattia professionale. Lo chiarisce una sentenza dell’altro ieri della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cosa succede se il dipendente viene adibito a mansioni inferiori e quali risarcimenti può chiedere.

Cosa fare in caso di demansionamento?

Dimissioni per giusta causa

Se il datore di lavoro adibisce il dipendente a mansioni inferiori nei casi in cui non è consentito dalla legge commette illecito. Se il demansionamento è particolarmente grave, il dipendente può dimettersi per giusta causa. In tal caso, avrà diritto a percepire l’indennità di disoccupazione dall’Inps.

Rifiuto delle mansioni e riconoscimento della qualifica

Qualora invece il dipendente non volesse abbandonare il posto di lavoro è suo diritto:

rifiutarsi di svolgere le mansioni inferiori (tuttavia, sarebbe più opportuno che, prima, a stabilire se si tratta di demansionamento o meno fosse una sentenza del giudice. Infatti, se il dipendente dovesse sbagliarsi, il suo rifiuto alle mansioni giustificherebbe il licenziamento);
richiedere (anche ricorrendo al tribunale in via d’urgenza) il riconoscimento della qualifica corretta. Per ottenere il riconoscimento della diversa qualifica rivendicata, nella domanda devono essere specificate le mansioni effettivamente svolte e la loro corrispondenza a una determinata qualifica e a un determinato livello, come definiti dal contratto collettivo applicato dal datore di lavoro.

Cosa spetta in caso di demansionamento?

Risarcimento del danno

Abbiamo anticipato che, secondo la Cassazione, in caso di demansionamento al dipendente spetta il risarcimento del danno. Il danno può consistere in:

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