Como, la strage dei bambini: padre incendia la casa e uccide i 4 figli

Appartamento che la Fondazione Scalabrini aveva messo a disposizione di quella famiglia, dal 2014 in carico ai servizi sociali del Comune e senza un posto dove vivere. «Questa è una storia di miseria, da tutti i punti di vista, che si conclude nel modo peggiore possibile», ha riassunto il sindaco di Como Mario Landriscina. Anche se adesso, questa storia che dal punto di vista giudiziario si chiuderà probabilmente con la morte del «reo», lascerà aperte domande alle quali finora nessuno ha saputo rispondere.

Possibile che nessuno, neanche da quei servizi sociali che pure avevano telefonato diverse volte al papà chiedendo perché i bambini da qualche tempo non andassero più a scuola (l’istituto comprensivo Borgovico), si sia mai accorto che Faycal Haitot era ormai un padre disperato e divorato dalla depressione? Possibile che si sia fatto davvero tutto per evitare che la miseria trasformasse la vita di questa famiglia in una tragedia di morte? Non se lo spiega Nasir Reza, ingegnere arrivato dall’Iran con la famiglia, che abita al primo piano e alle otto meno un quarto ha visto il fumo uscire dal quarto piano e con un altro vicino ha sfondato a badilate il pannello della porta d’ingresso.

«Ho visto gli stracci in corridoio. Le fiamme erano alte, non siamo riusciti ad entrare. Era un uomo molto dignitoso, stava sempre con i bambini. Era davvero premuroso. Avevo cercato di aiutarlo, ma lavoro non ce n’è». Non c’erano estintori nel palazzo. I pompieri sono entrati da una finestra. Dopo aver portato fuori i bimbi, i soccorritori hanno dovuto chiedere supporto psicologico. Nell’inutile tentativo di dimenticare l’immagine di quella casa piena di morte.

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