12 dicembre 1969: la strage di Piazza Fontana e l’inizio degli anni di piombo

La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano.

Da molti è stata considerata «la madre di tutte le stragi» e ritenuta da alcuni l’inizio del periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo.

Per tanti aspetti si può parlare d’un prima di piazza Fontana e d’un dopo piazza Fontana.

La strage della Banca dell’Agricoltura non fu la più atroce tra quelle che hanno insanguinato l’Italia, ma diede avvio al periodo stragista.

Il primo indagato: Giuseppe Pinelli. Le prime indagini portano all’arresto del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, che muore misteriosamente precipitando dai balconi della questura dopo tre giorni di interrogatorio.

L’autopsia non viene resa pubblica, ma il sostituto procuratore responsabile del caso, Gerardo D’Ambrosio, definisce l’incidente un “malore attivo”. Secondo tale definizione, il Pinelli si sarebbe sentito male, e, sporgendosi eccessivamente dalla ringhiera, sarebbe precipitato.

In quel momento nella stanza non è presente il commissario che conduce le indagini, Luigi Calabresi, eppure l’uomo viene ritenuto responsabile, e fatto oggetto di una serie di attacchi che lo isolano e lo rendono vulnerabile.

 

 

Gli attacchi provengono soprattutto dal giornale di Lotta Continua e dagli ambienti di sinistra. E saranno proprio degli esponenti di Lotta Continua a deciderne la morte. Il commissario Calabresi viene assassinato il 17 maggio del 1972.

Sono stati condannati come esecutori materiali dell’omicidio, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino e, come mandanti, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani. Il commissario Calabresi e gli altri agenti, inizialmente processati per omicidio colposo, sono stati scagionati nel 1975 perché il fatto non sussiste. (SI RINGRAZIA LUINONOTIZIE)

Il secondo indagato: Pietro Valpreda. Il 16 dicembre del 1969, grazie alla testimonianza di un tassista, Cornelio Rolandi, viene arrestato anche il secondo sospettato, Pietro Valpreda.

Secondo quanto affermato dal testimone, l’uomo si sarebbe diretto verso Piazza Fontana munito di una pesante valigia.

 

 

Dopo l’interrogatorio, il procuratore Vittorio Occorsio contesta a Valpreda quattordici omicidi, ricevendo immediatamente le congratulazioni per il lavoro svolto dal presidente della repubblica Giuseppe Saragat.

La ricostruzione dei fatti fornita dal tassista presenta, però, delle incongruenze, prima fra tutte un improbabile percorso a bordo della vettura di soli 20 metri.

Dopo ulteriori indagini comincia a prendere corpo l’ipotesi che l’uomo sul taxi non sia Valpreda, ma Antonino Sottostanti, un ex legionario di origine siciliana infiltrato nei circoli anarchici, dove è conosciuto con il soprannome di Nino il fascista. (SI RINGRAZIA LUINONOTIZIE)