“Tocchi un poliziotto e vai dritto in galera”. All’estero fanno scuola: quando in Italia?

“Tocchi un agente vai dritto in galera”. Gli svizzeri fanno scuola: quando in Italia?

Svizzera, l’iniziativa parlamentare: “Chi aggredisce un rappresentante dello Stato va in galera”

“Chi aggredisce un rappresentante dello stato deve andare in prigione”. Questo il succo di una iniziativa parlamentare, in Svizzera, avanzata dal Gruppo parlamentare per le questioni di polizia e sicurezza.

Un documento sottoscritto e firmato da 29 parlamentari che abbracciano tutto l’arco parlamentare, da destra a sinistra.

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Un tema di stringente attualità in Europa, quello della sicurezza delle forze dell’ordine, un tema sul quale la Svizzera,

da sempre al primo posto in questione di prevenzione, è intenzionata a usare il pugno di ferro:

“I rappresentanti delle autorità e i funzionari vengono attaccati sempre più frequentemente, e per questo motivo la condanna per violenza contro i rappresentanti dello Stato dovrebbe corrispondere ad una pena detentiva minima di tre giorni”.

Da punire, in modo rigoroso, anche la più semplice e “blanda” delle aggressioni contro le forze dell’ordine.

La questione è molto chiara, sono i dati statistici a parlare: il numero di infrazioni risulta in grande crescita nel 2015 (2.800 casi).

Per intendersi, nel 2000 se ne contavano soltanto 774. Il Consigliere nazionale Bernhard Guhl (Pbd) – principale promotore della direttiva insieme a Marco Romano (PPD) – ha sottolineato:

 

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“Gli attacchi contro i rappresentanti dello Stato, poliziotti e poliziotte,

non sono solo sempre più frequenti e brutali, ma chi li commette non si preoccupa minimamente di procurare deliberatamente delle lesioni gravi”.

La pena detentiva minima di tre giorni, dunque, la soluzione da adottare. Pugno di ferro, appunto. Tutto il contrario rispetto a quanto accade in Italia.

Si pensi, ad esempio all’aggressione in agosto 2016, a Brescia, quando due sudamericani pestarono altrettanti agenti negli uffici della questura.

I due se la cavarono con qualche giorno ai domiciliari e l’obbligo di firma. Per un’aggressione che fu brutale e violenta.

Infine, un dettaglio che la dice lunga sulla differenza tra Italia e Svizzera.

La proposta di legge è partita da una petizione nata dal basso, una raccolta firme che ha coinvolto oltre 12.000 cittadini.

“Siamo molto contenti che finalmente la politica agisca”, ha dichiarato Stefano Piazza, Presidente dell’associazione ticinese Amici delle Forze di Polizia Svizzere e organizzatore della raccolta firme.