Se un ladro vuole derubarmi posso picchiarlo? Cosa dice la legge

Se un ladro vuol rubare la mia moto o la bici posso picchiarlo?

Spesso si parla di legittima difesa e lo si fa in occasione di furti in appartamento o rapine in attività commerciali.

Altrettanto spesso, inoltre, si fa riferimento alla detenzione e all’uso di armi da fuoco

Raramente invece si pesa ai piccoli furti, la criminalità di strada e l’eventuale reazione del derubato o di una terza vittima.

 

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Insomma, l’esempio che pone correttamente il portale La Legge per tutti è il seguente:

Stai tornando a casa a piedi; è sera inoltrata e, nell’ombra, ti accorgi che un malintenzionato sta tentando di forzare il lucchetto a cui è attaccato, al palo della luce, il tuo scooter [..]

lo prendi a botte e inizia a tirargli una serie di calci tali da schiantarlo a terra, con diverse lesioni fisiche.

Arriva la polizia e vi ferma, fa un verbale e poi porta il ladro al pronto soccorso.

Dopo qualche giorno però vieni a sapere di essere stato denunciato per lesioni dallo stesso individuo che stava cercando di prendersi il tuo mezzo.”

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Probabilmente, la prima cosa a cui ogni utente penserà sarà: “se un ladro tenta di rubare il motorino o la bicicletta, possono picchiarlo”

Ma funziona davvero così? Cosa dice a riguardo la legge?

Esposta in termini meno cruenti, la questione è la seguente: in quale misura il cittadino può legittimamente impiegare strumenti di autotutela

senza commettere reato e, quindi, senza passare dalla parte della ragione a quella del torto?

Per comprendere come stanno le cose dobbiamo ripassare il concesso di legittima difesa.

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Ce lo illustra, gentilmente, il portale LA LEGGE PER TUTTI

La legittima difesa è disciplinata dal codice penale che così dispone:

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta,

sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Contro un’offesa ingiusta – quale appunto può essere il furto si può quindi legittimamente reagire con la violenza,

tenuto conto della difficoltà di chiamare, nell’immediatezza, le forze dell’ordine che possano prestarci soccorso.

 

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 La norma pone due rigidi condizioni affinché ciò avvenga senza violare la legge:

il pericolo deve essere attuale: in altre parole la reazione violenta è consentita solo se è indispensabile per evitare il pericolo in atto.

Ad esempio, se una persona minaccia un’altra e questa può fuggire o nascondersi dentro un palazzo,

non è autorizzata a prendere una pistola e a spararla.

Se l’offesa ingiusta è stata ormai consumata non vi è più nulla da difendere e si è fuori dal campo della legittima difesa.

Per esempio, se qualcuno ci dà un pugno e se ne va, inseguirlo ed esercitare contro di lui altra violenza –

ad esempio uno spintone o un altro pugno – non costituirebbe più una difesa ma una vendetta.

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E la vendetta è vietata. Difatti, l’unico modo per tutelare le proprie ragioni da un danno ingiusto già ricevuto è il ricorso al giudice.

Chi si fa giustizia da sé commette un reato: quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni . Ciò significa che l’autotutela (effettuata con armi o senza armi) è sempre vietata se il soggetto ha la concreta possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria o alle forze dell’ordine;

La difesa deve essere proporzionata all’offesa: ciò vuol dire che deve esservi proporzione tra il male minacciato e il male procurato con la reazione violenta.

In questa valutazione conta la scala di importanza che l’ordinamento dà ai vari beni giuridici.

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Primo su tutti viene la vita, poi l’integrità fisica, poi il patrimonio; pertanto un’aggressione al patrimonio (il furto di un motorino)

non giustifica l’aggressione a un bene di rango superiore come l’integrità fisica (le lesioni procurate al ladro).

Allo stesso modo non è lecito sparare al ladro che ormai fugge con la refurtiva poiché non vi è proporzione tra la perdita di alcuni beni materiali e la perdita (per il ladro) della vita; né è lecito ammazzare chi, contro di noi, agitava solo i pugni.

Potrebbe però succedere di sopravvalutare la situazione di pericolo e di eccedere nella difesa:

si pensi al caso di una persona che, intravedendo dietro un angolo un’ombra, ritenga che questa voglia ucciderla mentre invece sta solo cercando di fargli uno scherzo di pessimo gusto.

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In tali casi si parla di legittima difesa putativa, ossia ritenuta sussistente (anche se in realtà le cose stanno diversamente).

In tal caso il comportamento di chi crede di difendersi può essere perdonato solo se la sopravvalutazione del pericolo è stata causata dal elementi oggettivi come,

per esempio, l’oscurità, la natura dei luoghi, la particolare aggressività dell’offensore, ecc.

Chi invece, per propria volontà o per ira, eccede i limiti della legittima difesa, è punibile per delitto colposo ed è soggetto al procedimento penale.

Dunque, se un ladro tenta di rubare la tua moto o la bici puoi picchiarlo a condizione però da non infliggergli punizioni corporali serie e da non causargli lesioni gravi.

La reazione fisica deve essere solo strumentale a riprenderti il bene. Cosa certamente non semplice visto che, nella foga della colluttazione, è verosimile usare

una certa dose di forza per evitare di soccombere. Inoltre è anche possibile che sia il ladro stesso ad innalzare il livello di violenza,

il che giustificherà una reazione ancora più violenta. Il tutto a discapito di entrambi i contendenti.

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Se il ladro fugge è legale inseguirlo?

Torniamo all’esempio di partenza.

Immaginiamo che, dopo esserci accorti del ladro che ha forzato il lucchetto a cui era ancorato il motorino o la bicicletta, si dia alla fuga con tutta la refurtiva.

È lecito inseguirlo per tentare di recuperare i nostri beni?

Anche se si tratta di un comportamento certo imprudente, il pericolo si può considerare attuale fino a quando il ladro non si è definitivamente dileguato.

Insomma, è legittimo usare la violenza (purché commisurata all’offesa) al fine di recuperare la refurtiva.

Se il ladro abbandona la refurtiva posso ugualmente inseguirlo?

Il fine della legittima difesa viene meno se il ladro abbandona la refurtiva.

Da quel momento infatti cessa il pericolo e non è più possibile rincorrere il ladro.