Sciolto per infiltrazioni mafiose il comune di Limbadi

Sciolto per infiltrazioni mafiose il Consiglio comunale di Limbadi. E’ quanto deciso dal Consiglio dei ministri che ha così accolto la proposta avanzata dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ha fatto propria la relazione del prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, a sua volta sintesi del lavoro della Commissione di accesso agli atti insediata il 4 agosto scorso. A “casa”, dunque, l’amministrazione guidata dal sindaco Pino Morello.

Già da tempo un rapporto dei carabinieri aveva messo in evidenza i rapporti di frequentazione ed altro di alcuni candidati con ambienti “contro-indicati”, mentre un attuale assessore comunale era già emersa negli atti dell’inchiesta “Black money-Purgatorio” del Ros di Catanzaro per aver frequentato la casa del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso (alias “Vetrinetta”,deceduto nel 2015) e per altri legami di vicinanza con la famiglia dello stesso boss.

Quello di Limbadi è stato il primo Comune d’Italia ad essere sciolto d’autorità dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Era il 1983 e fra gli eletti in Consiglio comunale figurava al secondo posto, fra coloro che avevano preso più voti, Francesco “Ciccio” Mancuso (cl. ’29), patriarca e fondatore dell’omonimo clan, un anno dopo finito nella storica operazione antimafia denominata “Francesco Mancuso + 199” nata dalle dichiarazioni di alcuni pentiti (il rosarnese Pino Scriva in testa).

All’epoca, riporta il Vibonese, non esisteva ancora una legge sugli scioglimenti per mafia degli enti locali, ma il presidente Sandro Pertini appena appresa la notizia dell’elezione di Ciccio Mancuso non permise neppure di insediarsi a quel Consiglio comunale appena eletto, sciolto d’autorità per motivi di ordine pubblico e per non far perdere quella credibilità e quel prestigio che un Comune deve sempre mantenere.