Soldi, auto e troni d’oro: il tesoro dei rom che hanno investito e ucciso Duccio

In comune hanno la passione per le auto e i vestiti di lusso. È quello che emerge dai profili Facebook dei 4 rom arrestati per l’omicidio di Duccio Dini, travolto a Firenze da un folle inseguimento. Ma chi sono veramente i protagonisti di questa vicenda? Antonio Mustafa, 44 anni, macedone, vive da tempo in un alloggio popolare di via Attavante.

È accusato di omicidio volontario per la morte di Duccio Dini e di tentato omicidio nei confronti del cognato di Remzi Amet, un 43 enne contro il quale avevano organizzato la spedizione punitiva lo scorso 10 giugno. Lui, Rufat Bajaram, era accusato dagli inseguitori di malmenare la moglie: ecco perché scappava.

Fu arrestato nell’immediatezza – racconta Simone Innocenti su corriere.it – : anche lui viveva in un alloggio popolare e ha una sfilza di condanne, come per usura continuata in concorso. Sul suo profilo mette il figlio sul divano in mezzo a una cascata di soldi.

“Mustafa, sul proprio profilo Facebook dice di lavorare per Gucci. Ha un precedente di polizia per furto aggravato e una sanzione amministrativa che fa riflettere: fu multato per guida senza patente.

Per gli inquirenti ha un ruolo fondamentale in questa vicenda: agli atti risulta che Antonio Mustafà fosse alla guida della Lancia Lybra con a bordo la moglie e che «abbia inseguito più volte l’autovettura di Rufat Bajaram in più occasioni fino al momento dell’incidente».

 

Risultati immagini per Duccio Dini

 

Non solo: prima del 10 giugno scorso avrebbe anche «minacciato di morte» il rom che poi sarebbe scappato. Durante l’inseguimento Mustafa «ha urtato nella fuga la macchina di (omissis, nome di una delle vittime, ndr) provocandogli delle lesioni guaribili in sette giorni». Nel proprio profilo Facebook segue il blog di Rufat Bajaram ed è un appassionato della serie televisiva «Squadra antimafia».

Mustafa Remzi, fiorentino di 20 anni, ha studiato al Buontalenti, su Facebook di professione «ladro». Vive in un alloggio popolare di via Attavante .

Tra i mi piace del suo profilo — oltre a quello di Di Maio — ne compare uno relativo a Giovanni Donzelli, deputato di Fdi che ha sempre avversato i campi nomadi.

Ci sono alcuni video che deridono proprio Donzelli. Sembra interessato alla politica: sul suo profilo posta video contro Salvini. Accusato di omicidio volontario per la morte di Duccio Dini e di tentato omicidio nei confronti del cognato di Remzi Amet.

 

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Dalla ricostruzione dei fatti — scrive il gip Angelo Pezzuti — emerge che lui fosse alla guida dell’autovettura Volvo S60, partecipando così all’inseguimento di Rufat Bajram (il fuggiasco ndr), ha urtato prima violentemente l’autovettura Hyundai e poi il motociclo condotto da Duccio Dini provocandone la morte e, successivamente, si è allontanato dal luogo dell’incidente».

Quando Fabrizio Corona viene scarcerato, Mustafa scrive: «I leoni vincono sempre». Usa come immagine di profilo una foto abbastanza indicativa: mostra un orologio, forse Rolex, e un sigaro tra le mani.

Kole Amet , 39 anni, avellinese, vive in un alloggio popolare in via Accademia del Cimento, figlio del 65 enne Remzi Amet, fermato subito dopo l’incidente. Kole è stato arrestato per tentato omicidio: era bordo del furgone. Sul proprio profilo Facebook, Kole dichiara di lavorare per la «Amet University».

Nessun precedente penale ma per il gip ha «partecipato agli scontri avvenuti nel parcheggio dell’Esselunga» e sarebbe stato alla guida dell’Opel Vivaro col quale avrebbe «partecipato all’inseguimento» Arrestato per tentato omicidio, Gani Emin è un macedone di 27 anni che vive in un alloggio popolare di via Isonzo.

Ha precedenti di polizia per furto aggravato, lesioni personali, resistenza e ingresso arbitrario in luoghi militari. Per il gip tutti sono «carenti di occupazione e dediti ad attività criminali».”