Tumore al colon retto il più cattivo di tutti: scoperta la proteina bersaglio la progressione

Tumori: ‘terapia di precisione’ scoperta all’Università Salento. I risultati della ricerca, pubblicati a fine gennaio sulla prestigiosa rivista Oncogene del gruppo Nature, dimostrano che l’inattivazione prolungata della beta-Catenina innesca nelle cellule tumorali una risposta metabolica adattativa, nota in termini tecnici come autofagia che le costringe a praticare l’autocannibalismo, ovvero cominciano a degradare se stesse pur di sopravvivere. La regolazione di questo particolare meccanismo di auto-protezione dipende in modo specifico da variazioni nei livelli di espressione e nella distribuzione intracellulare di un’altra proteina, NHERF1, che questo studio correla per la prima volta direttamente allo stato di attivazione oncogenica della beta-Catenina.

I ricercatori leccesi, grazie anche alla collaborazione con il Dipartimento di Chimica e Tecnologie del Farmaco dell’Università La Sapienza di Roma, hanno fatto un passo ulteriore sviluppando razionalmente (attraverso studi computazionali e di strutturistica) un nuovo inibitore di NHERF1 senza effetti significativi sulle cellule sane, capace invece di uccidere le cellule del cancro al colon-retto quando utilizzato in combinazione con antagonisti della beta-Catenina. Sul piano clinico queste scoperte, per ora limitate a modelli sperimentali in vitro, incoraggiano una sperimentazione nei pazienti per valutare se la combinazione di inibitori di beta-Catenina e NHERF1 possa diventare un nuovo, efficace protocollo terapeutico nelle fasi precoci della malattia. Di fatto, questo studio già identifica in NHERF1 un nuovo marcatore di resistenza nel cancro del colon retto, utile per selezionare meglio i pazienti da trattare con farmaci attualmente in uso nella pratica clinica. (affaritaliani)