Ruba, la polizia gli spara: nomade risarcito dallo Stato

Per le lesioni alla schiena avvenute durante il furto della Uno, l’agente era stato condannato a nove mesi. A Magaiber, per aver rubato la macchina, erano stati inflitti undici mesi di reclusione.

Il suo avvocato, Domenico Peila, aveva deciso di chiedere un risarcimento al datore di lavoro del poliziotto imputato: il ministero dell’Interno. Fatto e ottenuto.

Il giudice Paola Meroni aveva ordinato una provvisionale immediatamente esecutiva da 60mila euro. Come da sentenza di condanna pronunciata il 14 dicembre 2016.

Il procedimento è proseguito, a oggi manca soltanto la Cassazione. Nelle scorse settimane al nomade è arrivato il denaro. E sempre a lui lo Stato avrebbe dovuto versare le spese legali, da girare al difensore.

“Peccato che il Ministero non voglia pagarmi — denuncia l’avvocato Peila —. È emerso, da un controllo recente dell’Agenzia delle entrate, che il mio assistito ha evaso il fisco per 8mila euro di multe non pagate. E quindi è stato deciso che quel debito verrà sottratto dall’ammontare delle spese legali di cui il giudice ordinò il risarcimento”.

Morale: il nomade irregolare ha incassato 60mila euro. L’avvocato penalista, ovviamente incensurato, cittadino dalla vita specchiata, ha lavorato gratis per cinque anni e non vedrà mai un euro.

Anche perché il suo assistito è ben lontano dal proposito di fargli «un’offerta» attingendo dal suo nuovo tesoretto.