Roma, autista eroe per un giorno: “Se ti butti mi butto anch’io”

“Non mi sento un angelo, né un eroe. Ma un papà di 52 anni con tre figli sui vent’anni, l’età di quella ragazza che si stava per buttare dal ponte. Non mi è importato nulla di fermare l’autobus, né del servizio: l’istinto mi ha detto di aiutare quella giovane“. Sono stati momenti difficili per C.M., conducente Atac che qualche giorno fa ha scongiurato il suicidio di una ventenne sul ponte all’altezza della stazione Tiburtina. Ma ora li racconta con immensa gioia, perché “salvandola mi sono tolto un peso enorme dal cuore, non mi sarei mai riuscito a perdonare se si fosse lanciata nel vuoto”.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Tutto è cominciato alle 4 del mattino: il conducente sale sul bus che dal deposito di Portonaccio avrebbe dovuto portare a Monte Mario, per prendere servizio sulla linea 46. Dopo aver percorso poca strada, intravede una sagoma sul ponte, al di là del parapetto: una ragazza che si sta per lanciare nel vuoto. “Lì per lì non ho avuto paura – racconta l’autista – Le ho detto: ” Fermati, che stai facendo? Vieni qua, è pericoloso”. Poi mi sono accorto che piangeva, era disperata. In quel momento ho cominciato a temere di perderla: non voleva scavalcare il parapetto. Anzi, quando è arrivato un mio collega, ci ha intimato di andarcene o si sarebbe lanciata. Lui ha chiamato le forze dell’ordine, che avevo già allertato io. Non sapevo più che dirle: “Se ti butti tu, mi butto anche io”, le ho urlato disperato”. Solo allora la giovane si è convinta e si è lasciata aiutare. ” Ha scavalcato il parapetto, poi è corsa via. Ho tirato un sospiro di sollievo ” . La ragazza è poi stata ritrovata dai carabinieri in stato confusionale.

“Ringraziamo il nostro conducente per aver scongiurato il peggio ” , dice l’Atac. L’autista non si sente un eroe: ” No, solo una persona che ne ha aiutata un’altra. Dovremmo tutti riscoprire la bellezza del “porgere la mano” al prossimo, non solo in senso pratico”.