Magistratura: il Ministro Bongiorno propone test psicologici ai giudici

I TENTATIVI PRECEDENTI
Non è la prima volta che si punta a introdurre una griglia di selezione più mirata a tutelare il pubblico. Lo aveva già pensato il ministro della Giustizia Roberto Castelli, in carica fra il 2001 e il 2006, nella sua riforma dell’ ordinamento, prevedendo proprio un test psico-attitudinale. Ma allora, era il 2002 e la bozza non entrò in vigore prima del 2005, le battute di Silvio Berlusconi contribuirono ad avvelenare ancora più il clima fra politica e giustizia. Il Cavaliere, come presidente del consiglio dei ministri, il 3 settembre del 2003, aveva detto di ritenere che i giudici sono «doppiamente matti», aggiungendo che «per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato».

Una generalizzazione forse spiegabile con l’ accanimento giudiziario nei suoi confronti, ma che nel 2008 gli fece avanzare l’ ipotesi che i pubblici ministeri «siano periodicamente sottoposti ad esami che ne attestino la sanità mentale». Intanto il Guardasigilli del secondo governo Prodi, Clemente Mastella, nel 2007 aveva già provveduto a stravolgere con modifiche profonde la riforma Castelli, abrogando anche «il test psicoattitudinale, che peraltro non era mai stato applicato», ricorda Castelli, parlando con Libero. In realtà, fa notare, «non si trattava affatto di una norma offensiva od oltraggiosa nei confronti dei magistrati e nemmeno soltanto di una garanzia per i cittadini, ma di un’ esigenza che vale per molte altre categorie che esercitano grandi responsabilità, che quindi riguarda anche l’ immagine della magistratura».

di Andrea Morigi per LiberoQuotidiano