Palermo, parlano due pentiti della Mafia nigeriana: scattati 13 arresti

Alla squadra mobile di Palermo, qualcuno li ha già soprannominati “don Masino” e “Totuccio”. Un capomafia e il suo factotum in fuga, braccati dai loro complici, che decidono di saltare il fosso e parlare. Come Tommaso Buscetta e Totuccio Contorno. Adesso, anche la mafia nigeriana deve fare i conti con due pentiti di rango. E questa notte, la squadra mobile di Palermo ha fatto scattare 13 fermi, disposti dal Procuratore capo Francesco Lo Voi e dell’aggiunto Salvatore De Luca. Le parole dei due pentiti hanno aperto uno squarcio nella confraternita degli “Eiye“: c’erano anche loro fra i vicoli del popolare mercato di Ballarò, non solo i “Black Axe”, già colpiti 3 anni fa con un altro blitz della polizia. Sette sono stati arrestati a Palermo, due a Catania, gli altri avevano lasciato da qualche tempo la Sicilia, due sono stati fermati a Castelvolturno, uno a Treviso, uno a Vicenza.

Tutti sono accusati di associazione mafiosa: l’indagine, condotta dai sostituti Gaspare Spedale e Giulia Beux, svela che gli Eiye sono ben radicati in diverse città, da Catania a Torino, passando per Cagliari e Padova. In questi mesi, alla squadra mobile di Palermo sono arrivati magistrati da tutta Italia per interrogare i primi pentiti della confraternita, che nel dialetto Yoruba è chiamata “Uccello”. I clan sparsi per il mondo sono soprannominati “nest”, ovvero nidi. E si entra tramite dei rituali di affiliazione, parecchio movimentati.

I RITI DI INIZIAZIONE

Uno di questi riti è stato registrato da una delle microspie piazzate dalla Polizia a Ballarò. Una conferma straordinaria al racconto dei pentiti. Il nuovo adepto viene spogliato e spinto per terra, preso a calci e pugni, poi costretto a bere un intruglio del suo sangue e delle sue lacrime.

“Avvicinano del peperoncino sulla testa e la faccia. Intanto, feriscono il corpo con un rasoio. Il peperoncino fa lacrimare l’occhio, loro raccolgono la lacrima che viene mescolata con il sangue delle ferite. Lacrime e sangue vengono mescolate con alcol, riso e tapioca, viene chiesto di giurare fedeltà e totale silenzio sulle pratiche dell’organizzazione”. Il nuovo affiliato deve pagare una somma al capo e diventa schiavo di tutti i componenti del clan, perché è l’ultimo arrivato. “Poi, nel gruppo, sali di grado in base a quanti reati commetti”, hanno spiegato i pentiti.

“UN PERICOLO CRESCENTE CHE VA ESTIRPATO”

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si dice compiaciuto per il blitz: “Altro colpo alla mafia nigeriana, con tredici fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Violenti, organizzati, senza scrupoli: i boss africani rappresentano un pericolo crescente che va subito estirpato. Grazie a Forze dell’Ordine e inquirenti”