Omicidio dei Murazzi, il killer doveva essere in cella. Il presidente “Chiedo scusa alla famiglia di Stefano Leo”. Magistrati denunciano delle condizioni di lavoro

Said Mechaquat non doveva essere a piede libero il giorno dell’omicidio di Stefano Leo ai Murazzi del Po di Torino. Il 3 febbraio scorso sarebbe dovuto essere in carcere per una condanna a un anno e sei mesi risalente al 2015 (diventata definitiva nel 2018) per i maltrattamenti alla ex compagna. Un corto circuito giudiziario, scrive l’unione sarda, dovuto probabilmente alla mancanza di personale in Corte d’Appello che però è stato fatale: i pm non hanno mai trasmesso l’ordine di carcerazione.

“Chiedo scusa alla famiglia di Stefano Leo” ha detto quindi il presidente della Corte d’Appello che non si è nascosto e spiega a cos’è dovuto il mancato arresto di Said Mechaquat, il marocchino che ha sgozzato ai Murazzi il 34enne dopo averlo scelto “a caso” perché “italiano, sorridente e felice”.

Il giorno dell’omicidio, il 27enne marocchino ha accoltellato alla gola Leo per poi confessare, fra le ipotesi anche quella dello scambio di persona. I magistrati stanno cercando di capire perché la procedura abbia avuto questa falla, anche perché aveva diversi precedenti per rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

“Se e quando verrà un ispettore” del Ministero della Giustizia, ha spiegato in conferenza stampa il preasidente ripreso da LiberoQuotidiano”venga a vedere in che condizioni siamo: non possiamo farcela da soli, il sistema è malato e bisogna impegnarsi tutti a migliorarlo”.

“Siamo qui prima ancora che magistrati e giornalisti come esseri umani e credetemi che in questo momento il mio pensiero va ai parenti della vittima, nei cui confronti sento di dover partecipare al dolore e al cordoglio per quello che è avvenuto. Ho un figlio anche io, fosse successa una cosa del genere anche io sarei mortificato”, ha detto commosso il giudice, dando la colpa per l’accaduto alla carenza di personale in Tribunale