Scorte, Matteo Salvini va all’attacco: “Le scorte vanno riviste, i poliziotti non sono autisti né camerieri”

“Il sistema delle scorte va rivisto valutando la reale necessità perché i poliziotti non sono autisti o accompagnatori” è questo in sintesi il pensiero di Matteo Salvini intervenendo alla celebrazione del 167esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato. “va rivisto con “valutazioni oggettive” perché bisogna “difendere chi va difeso” ma chi si occupa di sicurezza “non deve fare l’autista o l’accompagnatore personale”. “Sono più di 2mila gli uomini in divisa al giorno che proteggono Tizio o Caio. Il ministro ovviamente non fa scelte politiche, per cui io non dirò toglietela a Tizio o a Caio, però ci sono alcuni provvedimenti di scorta che sono vecchi di 10-15 anni che non hanno più alcun senso e sicuramente recupereremo poliziotti e carabinieri”, aveva detto in altre occasioni.

I numeri officiali – Sono 571 le scorte in tutta Italia, con 2.033 agenti impiegati (850 poliziotti, 811 carabinieri, 284 finanzieri e 88 agenti di polizia penitenziaria). Sono i numeri aggiornati forniti dal Viminale dei servizi di tutela, sui quali il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha chiesto un’ulteriore approfondita valutazione “per evitare che troppi poliziotti siano distratti dai compiti d’istituto”. La regione con più dispositivi è il Lazio (176 scortati). Seguono Sicilia con 125 e Campania con 70. La categoria più protetta è quella dei magistrati con 274 tutelati, seguono i politici (60). A novembre, le scorte erano 585 con 2.072 agenti impiegati. “Ho chiesto – ha sottolineato Salvini – ai miei uffici un ulteriore approfondimento per tagliare sprechi e inutili privilegi, anche attraverso l’aggiornamento dei livelli di rischio”.