“Sono chiuso in camera, i miei genitori sono ad una festa”: la chiamata shock del bambino ai Carabinieri

La verità è solo parziale e non comprende tutti gli orrori che Luca stava subendo da chissà quanto tempo: il carabiniere che ha risposto alla sua chiamata ha capito al volo che dietro quella vocina dolce e sconfortata c’era un dramma tutto da approfondire. «Ho 11 anni e sono in casa da solo, non posso uscire dalla mia camera. I miei genitori sono andati a una festa». A Porto Rotondo, nel cuore della Sardegna vacanziera più chic. Al party ovviamente il bambino non ci poteva andare e i suoi genitori (che ora sono finiti in carcere) avevano ben pensato di segregarlo. Nella sua cameretta trasformata in una specie di prigione. «Non c’era il letto e neanche la branda – racconta il tenente colonnello, Alberto Cicognani – La porta della stanza era sigillata ma senza maniglia. Allo stesso modo le finestre. Non poteva uscire in nessun modo».

La casa degli orrori, riporta la Stampa, era nascosta nella facciata elegante di una villetta della periferia di Arzachena, a due passi dalla Costa Smeralda: un’abitazione normale, ben arredata, sempre ordinata. I genitori di Luca sono conosciuti in paese come persone perbene e benestanti. Insospettabili e gentili, con un lavoro e uno stipendio fisso. Ma in realtà non amorevoli, verso quel bambino dolce e indifeso. Se è vero tutto ciò che i carabinieri hanno letto nel diario che il ragazzino aveva scritto nelle ultime settimane. «Ho segnato tutte le volte che mi hanno picchiato. Usano questo tubo di plastica, è nascosto sotto il divano».

I carabinieri lo hanno trovato, ben sistemato sotto i cuscini di un salotto elegante e apparentemente confortevole. Il luogo del supplizio per quel bambino che ora deve ringraziare i carabinieri se potrà iniziare una nuova vita lontano in una comunità, lontano da quella casa degli orrori. Il padre e la madre ora sono in carcere, accusati di maltrattamenti in famiglia e di sequestro di persona. «Non sappiamo le motivazioni di questo accanimento – dice il colonnello Cicognani – Da tanti anni faccio questo lavoro, mai mi ero trovato di fronte a un dramma così toccante. Siamo felici di aver liberato il bambino da quell’orrore».