Non partecipa a scontri contro la Polizia, i “compagni” pestano un uomo e sequestrano i documenti ad altri

Picchiano un uomo dopo aver chiesto i soldi, sono tutti pregiudicati ed apparterrebbero, secondo una ricostruzione del Corriere, al comitato autonomo abitanti Barona, sigla dell’area no-global milanese che conta un ventina di elementi e che quand’è nata, al mondo s’è annunciata per appunto quale polo di mutua solidarietà per chi non ha una casa.

MILANO – La Digos ha però svelato una diversa realtà, di violenze e pestaggi ed illegalità quotidiana. Cinque i profili che hanno suscitato particolare interesse tra gli investigatori, i quali dietro compenso (nel caso specifico, 1.500 euro ricevuti da un marocchino), avrebbero avuto d’abitudine obbligare gli inquilini a partecipare alla “resistenza” contro gli sgomberi contro gli “odiati sbirri”, di sfilare nei cortei inneggianti all’uguaglianza dei popoli, di volantinare la propaganda del comitato, di non mancare mai alle riunioni nella sede del suddetto gruppo di antagonisti.

Tutte dinamiche già note e diffuse in più d’una città d’Italia.

Nel caso specifico, dall’indagine della Digos milanese è emerso un episodio agghiacciante: poiché uno dei marocchini, di 43 anni, non aveva rispettato uno degli obblighi, i cinque lo avrebbero convocato e pestato. Calci e pugni sferrati con cazzuola da muratore e bastone.

Non solo. Sempre secondo la ricostruzione del corriere: “per tenere prigionieri i migranti, quelli del Comitato sequestrassero i documenti d’identità. Succedeva che minacciassero di morte, succedeva che si considerassero i padroni unici e assoluti del quartiere, visto che ripetevano che la “zona è nostra”.

A difesa dell’uomo, era intervenuta una connazionale 33enne, ugualmente residente in un alloggio abusivo – conclude corriere.it L’avevano cercata e “punita”. Botte davanti ai due figlioletti. Pugni al seno, calci alle gambe. E una gravidanza al sesto mese diventata a rischio.