La stoccata di Franco Gabrielli a Salvini: “No alla giustizia porta a porta”

Presente in visita a Pordenone al convegno “Multimedialità e Sicurezza” evento organizzato dalla Questura locale e dal Consorzio Universitario di Pordenone, polo di eccellenza per la sua offerta formativa e i laboratori di ricerca, nell’ambito delle attività istituzionali e di collaborazione finalizzate a valorizzare enti e realtà espressione del territorio.

Il Capo della polizia Franco Gabrielli ha risposto a una domanda sul paragone tra la morte del cittadino georgiano Vakhtang Enukidze, detenuto nel Cpr di Gradisca, e il caso Cucchi, avanzato dal deputato radicale Riccardo Magi.

“Fare parallelismi a dir poco arditi di una vicenda che non è stata ancora definita con vicende per la quale sono stati impegnati anni e processi, lo trovo assolutamente offensivo”.

La risposta indiretta al capo della Lega

Poi la domanda sul comportamento di Matteo Salvini, relativo alla vicenda di Bologna, dove l’ex ministro ha citofonato a un tunisino chiedendo se spacciasse droga: “Io stigmatizzo sia chi fa giustizia porta a porta, sia chi accusa la polizia

Resto sempre molto basito quando leggo certe cose: come mi preoccupano i postulati per cui gli stranieri sono tutti spacciatori e tutti coloro che professano la religione islamica sono terroristi, stigmatizzo chi parte dal presupposto che i poliziotti siano tutti picchiatori“.

Il caso di Vakhtang Enukidze

Scrive l’huffpost: “Era notte quando in quella stanza del Cpr di Gradisca d’Isonzo l’uomo – 39 anni, origini georgiane – stava male. Non riusciva più a parlare.

Era rientrato nella struttura dopo essere stato per un giorno e mezzo di carcere a Gorizia. Era stato portato lì in seguito a uno scontro con un’altra persona presente nella cpr. O a una rissa, hanno riferito altri.

Prima di perdere definitivamente conoscenza è caduto dal letto, senza forze. Un compagno di stanza lo ha aiutato ad adagiarsi sul materasso, trascinato a terra perché non riusciva a risollevarsi per rimettersi a letto.

La mattina dopo, il 18 gennaio, era in stato di incoscienza e l’intervento dell’ambulanza non è bastato a salvargli la vita. Ma sulla sua morte ci sono poche certezze, molti dubbi. E un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti aperto dalla procura di Gorizia