Coronavirus,mascherine scadute ai Carabinieri: la denuncia del sindacato

Nel pieno dell’emergenza, alle divise sono arrivate poche mascherine o flaconi di gel disinfettante. E in alcuni casi pure scaduti. La denuncia arriva dal Nuovo Sindacato Carabinieri della Lombardia, che in una lettera inviata al Comando regionale ha messo nero su bianco tutte le problematiche sorte sul campo. I militari denunciano che il personale “è stato impiegato privo delle dotazioni di protezione individuale (DPI)” e senza dettagliate disposizioni sulle procedure da adottare”. Senza ordini chiari l’operatore è “costretto ad agire secondo il buon senso”, e non sempre questo può equivalere “alla giusta linea operativa da seguire”. Secondo il sindacato, “tale andazzo del ‘non decidere'” da parte dei vertici “sgrava il comandante da ogni responsabilità a discapito dell’operatore”. Ma a preoccupare è soprattutto il fatto che i carabinieri schierati in queste ore ai posti di blocco sarebbero esposti “ad un concreto rischio di contagio”, soprattutto in caso vadano in servizio senza le dovute protezioni.

PRODOTTI SCADUTI? INEFFICACI

Il Viminale, in una circolare rivelata dal Giornale, aveva ammesso la “difficoltà di approvvigionamento” delle maschere, imponendo alle questure di distribuirle in maniera selezionata solo al personale “in immediato contatto con il pubblico”. Il problema, a sentire il sindacato, sembrerebbe esserci pure nell’Arma dove però pare si sia andati anche oltre. Nei giorni scorsi alcuni militari avevano segnalato di aver ricevuto flaconi di gel disinfettante scaduto già ad agosto, come peraltro successo pure a Firenze per la polizia. Il prodotto non è dannoso, ovviamente. Ma risulta inutile, perché perde “la componente alcoolica” e diventa quindi “inefficace”. Il problema sarebbe poi stato risolto con l’invio delle nuove forniture, ma ora la storia si ripete: “In queste ore – scrive il sindacato parlando della Lombardia – sono state consegnate mascherine chirurgiche già scadute, segno della totale noncuranza del personale che, sinora, ha permesso il contagio accertato di 11 militari e 74 asintomatici in quarantena”. “Si tratta di vecchie distribuzioni – replica il tenente colonnello Michele Miulli, comandante del reparto operativo di Milano – Le posso garantire che i Dpi distribuiti alla radiomobile e ai reparti attualmente in servizio sono in corso di validità”. Almeno quelle del comando provinciale di Milano.

Per evitare di mettere a repentaglio l’incolumità dei carabinieri in servizio, il sindacato chiede allora procedure chiare, l’igienizzazione dei veicoli (visto che il Covid-19 permane sulle superfici per diverse ore) e l’autorizzazione ad utilizzare l’uniforme operativa invece di quella standard. La richiesta può sembrare sciocca, eppure è di natura pratica: “La prima – si legge nella lettera – può essere lavata in lavatrice (anche a sostenute temperature), mentre la seconda deve essere lavata ‘a secco’ in lavanderie e non in tempi ridotti”. Se bisogna sconfiggere il virus, nulla può essere lasciato al caso. Anche perché, mentre in Italia continua a crescere il numero di positivi e deceduti, anche l’Arma sta scontando un bollettino allarmante con 85 militari coinvolti solo in Lombardia. “Numeri che – teme il sindacato – sono destinati a crescere esponenzialmente, anche nella considerazione che i 74 in quarantena torneranno in servizio senza aver effettuato il test che ne scongiuri la positività. Aumentando così la probabilità di diffusione del virus all’interno delle caserme”.