Coronavirus, ordinano il pranzo pasquale per la seconda casa, lo chef risponde no: “Non pensiamo ai soldi”

Un pranzo di Pasqua da consegnare a domicilio ma non nella casa di residenza, bensì nella seconda casa usata per le vacanze e oltretutto fuori regione, è la singolare richiesta arrivata nei giorni scorsi a Moreno Cardone, conosciuto chef e ristoratore toscano, da parte di alcuni suoi clienti abituali provenienti dal Veneto. A raccontare la richiesta decisamente fuori luogo in questo momento è stato lo stesso Cardone che, dopo lo stupore iniziale, non ci ha pensato su due volte: ha subito rifiutato, ricordando all’interlocutore che ora non è il momento di spostarsi per una vacanza ma quello di rimanere a casa.

“Mi ha chiamato una mia cliente di Verona che ha una seconda casa a Grosseto e mi ha chiesto se potevo prepararle il pranzo di Pasqua da asporto. Premesso che io non faccio pasti da asporto ma sono comunque attrezzato per il catering, le ho risposto di no” ha raccontato il ristoratore al quotidiano Il tirreno. La voce dall’altra parte del telefono però non si è arresa e a Cardone, titolare de L’Uva e il Malto,  ha chiesto consigli su eventuali suoi colleghi disposti  invece a fornire il pranzo di Pasqua.

“Non ho voluto darle ulteriori indicazioni, lei continuerà a cercare ma spero che la risposta che le daranno sia identica alla mia” ha aggiunto lo chef invitando i colleghi fare come lui. “La gente si sta attrezzando per venire in Maremma ma noi dobbiamo avere il coraggio di dire no. Spero facciano tutti come abbiamo fatto noi. Non guardiamo al nostro incasso, usiamo buon senso, Siano responsabili che tutti insieme si vince sennò siamo punto e a capo. E domani ricordatevi di chi non lo farà”, ha concluso Cardone.

fonte: Fanpage