Il nuovo Erasmus dei laureati: Gli italiani sono i più bravi d’Europa

Curiosi e determinati

Ivano Dionigi, ex rettore dell’Alma Mater di Bologna e da ottobre presidente di Almalaurea, li legge come conferma di un fenomeno tutto italiano: un flusso netto di capitale umano altamente qualificato, fortemente sbilanciato in una sola direzione. Lo scambio non è più scambio, insomma, ma drenaggio. «Una perdita secca di risorse umane per il Paese», dice. Fuga, appunto, non interazione, come invece sarebbe nelle intenzioni della Ue. «Che i nostri ragazzi siano apprezzati e si facciano valere mi allieta, non mi sorprende e mi fa arrabbiare — dice — perché il Paese è maledettamente noncurante di loro». Sul perché vengano premiati non ha dubbi: «Sono più bravi». E lo sono perché «in Italia abbiamo i licei migliori del mondo, e i nostri studenti sono più flessibili». Abbiamo meno laboratori e risorse, ma più linguaggi, «combiniamo meglio le due culture, le humanities e le scienze». L’analisi della Ue mette in luce anche alcune caratteristiche psicologiche: i candidati dell’area Europa del Sud, più dei coetanei di altre aree geografiche e più di quelli che non hanno intenzione di partire, mostrano più marcati tratti di personalità in aree ritenute importanti dai datori di lavoro: fiducia in se stessi, serenità, determinazione, energia, curiosità.