Il nuovo Erasmus dei laureati: Gli italiani sono i più bravi d’Europa

Emigrazione di cervelli

Ma se è consolatorio riconoscere le peculiarità del nostro sistema formativo, che fa sì che — riassume Dionigi — «la soluzione tecnica a un problema un imprenditore magari la chiede a un tedesco, ma per stendere la relazione preferisce un italiano», resta il fatto che l’emigrazione dei nostri giovani professionisti è un buco nero. E se lo studio e il lavoro all’estero diventano il destino finale del percorso formativo, anziché rappresentarne una tappa, è perché fuori dai confini si trovano servizi migliori e aiuti allo studio: «I ragazzi imparano le lingue, non pagano le tasse e trovano lavoro», sintetizza Dionigi. Che una soluzione ce l’ha: «Iniziamo con il garantire il primo triennio di studi universitari gratuito per tutti». Con l’obbligo di frequentare e di sostenere gli esami nei tempi previsti. Poi, certo, serve un mercato del lavoro più equo, dove tutti abbiano le giuste tutele, serve debellare nepotismo e baronie. Poi si potrà andare all’estero «per completare gli studi e perfezionarsi, trovare un primo o magari un secondo lavoro e, alla fine, tornare in patria, per mettere a frutto le esperienze accumulate e occupare posizioni di maggiore vantaggio e responsabilità».

Fonte: Il Corriere
29/1/2016