Aerosol, un mito da sfatare: è inutile per raffreddore e tosse nei bambini

Migliore assorbimento con il distanziatore

«Nei disturbi delle alte vie respiratorie l’aerosol è sempre inappropriato perché inutile, non riduce i sintomi né i tempi di decorso della malattia – conferma Clavenna -. Per le afflizioni delle basse vie c’è evidenza scientifica dell’utilità della aerosolterapia, ma solo per alcune specifiche condizioni: il broncospasmo nei bambini piccoli, la fibrosi cistica ed eventualmente la prevenzione nel caso di broncospasmo frequente». Nel caso del broncospasmo (spesso associato a infezioni virali, in questo caso si parla di bronchite asmatica) è indicato il trattamento con salbutamolo, che può essere somministrato tramite aerosol o con inalatore applicato a un distanziatore, eventualmente con mascherina. Il distanziatore è uno strumento, non particolarmente diffuso in Italia, che facilita la somministrazione di spray predosati in pazienti non collaboranti (come i bambini piccoli): l’inalatore viene inserito in una delle due estremità del dispositivo, mentre l’altra è appoggiata alla bocca, volendo con l’aiuto di una mascherina anatomica; in questo modo il farmaco si diffonde e viene inalato dal paziente (la somministrazione è conclusa dopo 5 atti respiratori completi). «Spesso i pediatri consigliano l’aerosolterapia perché in Italia siamo poco abituati all’uso del distanziatore – dice Clavenna -, ma quest’ultimo è più indicato per un corretto assorbimento del farmaco». La fibrosi cistica viene trattata con farmaci specifici tramite aerosol, in ospedale o a casa per la terapia di mantenimento. «Infine è stata dimostrata una modesta efficacia dell’aerosolterapia con cortisone come terapia preventiva nei bambini che hanno frequenti episodi di broncospasmo, ma anche in questo caso sarebbe meglio usare lo spray con distanziatore – aggiunge il farmacologo -. Nei Paesi del nord Europa l’aerosol si usa praticamente solo negli ospedali, le famiglie sono molto più abituate rispetto a quelle italiane all’uso del distanziatore. Da noi, fin dagli anni ’70, c’è la moda dell’aerosol, legata all’abuso di diversi tipi di farmaci, come i mucolitici per sciogliere le secrezioni e i cortisonici contro le infiammazioni. Nell’aerosolterapia quello che può funzionare, per i disturbi delle alte vie aeree, è il vapore acqueo che idrata le mucose e rende fluido il muco: niente di diverso dai vecchi suffumigi. Dunque quello che dico alle mamme è: se proprio volete usare l’aerosol metteteci la soluzione fisiologica, che può avere qualche utilità nel ridurre i disagi del bambino, anche se solo temporaneamente».

«Un’abitudine che ci portiamo dietro per inerzia»

Come sottolineato dall’Associazione Culturale Pediatri, i cortisonici non sono esenti da effetti collaterali, se somministrati per lungo tempo. «Questi farmaci in aerosol sono poco assorbiti – conferma Clavenna -, ma nei bambini piccoli possono comunque dare qualche problema. Per esempio il mughetto in bocca (micosi dovuta alla Candida), perché il cortisone indebolisce il sistema immunitario, l’irritazione delle mucose della gola o delle mucose delle cavità nasali, con sanguinamenti o possibile peggioramento del raffreddore. Infine, non va dimenticato che i cortisonici per aerosol rappresentano una voce importante nella spesa sanitaria pubblica: il 7% del totale dei farmaci pediatrici. Quindi è chiaro che con una maggiore appropriatezza nelle prescrizioni ci sarebbe anche un bel risparmio». Sull’utilità dell’aerosolterapia è netto anche il giudizio di Maurizio de Martino, ordinario di Pediatria all’Università di Firenze e direttore della Clinica Pediatrica I e del Meyer Health Campus dell’Ospedale Meyer: «Serve solo nella laringite ipoglottica, con la budesonide (farmaco corticosteroide), e nel trattamento della fibrosi cistica con antibiotici e/o cortisonici specifici. Per il resto è inutile: un’abitudine che ci portiamo dietro per una certa inerzia, anche di alcuni medici». La laringite ipoglottica è un disturbo abbastanza frequente, che colpisce nei mesi invernali i bambini fino a 3 anni di età: compare prevalentemente alla sera o di notte ed è caratterizzata da una particolare tosse abbaiante o “a foca”, con difficoltà respiratoria. È un fenomeno di origine virale, e di breve durata: spaventa i genitori e causa disagio al bambino, che spesso viene portato in pronto soccorso. La terapia indicata è appunto cortisone in aerosol o in compresse per bocca.

Il caso dell’asma e i possibili rischi

Secondo de Martino c’è un caso in cui l’aerosol può persino essere dannoso: l’asma (e dunque anche gli episodi di broncospasmo nei bambini). «La soluzione salina che veicola il farmaco e il vapore acqueo possono causare un peggioramento della patologia – spiega il pediatra -. I bambini anche piccoli possono avere attacchi d’asma, più o meno frequenti, che nulla hanno a che vedere con la malattia cronica degli adulti. Sono restringimenti dei bronchi che possono avere origini allergiche o virali: vanno trattati con salbutamolo nei casi più lievi, salbutamolo e cortisone nei casi moderati, mentre nelle situazioni più gravi bisogna andare in pronto soccorso. Come dicevo in presenza di asma l’aerosol è sconsigliabile, il salbutamolo va dato con lo spray applicato al distanziatore e il cortisone va dato in compresse per bocca. Tra l’altro lo spray è molto più pratico e maneggevole e il distanziatore si può utilizzare in pazienti fino ai 15 anni di età, è sufficiente contare 5 respiri». In conclusione l’aerosolterapia, per de Martino, comporta anche un altro rischio: «Il dispositivo dovrebbe essere pulito molto bene dopo ogni utilizzo in ogni sua parte, perché in caso contrario – a causa dell’umidità che rimane intrappolata all’interno – potrebbe veicolare dei microrganismi come la Candida, con il rischio che raggiungano i bronchi». In definitiva, come affrontare tosse e raffreddori nei bambini? «Il raffreddore passa da solo, l’unica cosa da fare sono i lavaggi nasali, non bisogna somministrare antistaminici né antibiotici né antinfiammatori. In caso di tosse bisogna individuare la causa della stessa, che può essere infettiva o allergica, ma se si tratta di un virus non si fa nulla. Solo in presenza di febbre con malessere si può dare al bambino il paracetamolo, che è un analgesico antipiretico e non un antinfiammatorio» conclude de Martino.