A 21 anni ritrova la mamma biologica in sette giorni grazie a Facebook

Per 21 anni ha vissuto senza conoscere la donna che l’aveva messa al mondo. Tuttavia, quando si è rivolta a Facebook per ritrovare sua madre, le è bastato aspettare una settimana per raggiungere lo scopo. La storia a lieto fine di Karine, nata a Bordeaux da genitori sconosciuti e immediatamente adottata nel 1995, mostra l’incredibile potenza dei social network. La ragazza ha lanciato lo scorso 30 settembre sul sito creato da Mark Zuckerberg un appello per ritrovare la mamma biologica. Dopo sette giorni grazie all’aiuto di migliaia di utenti ha potuto abbracciare la donna che la partorì a metà degli anni ’90.

L’Appello

Come ha scritto Karine nell’appello postato su Facebook, a 21 anni ha deciso di cercare sua mamma via web perché voleva finalmente “collegare un nome al viso della persona che mi ha dato la vita e soprattutto dare una spiegazione ai nove mesi in cui sono cresciuta dentro di te. Tu sei l’inizio della mia vita, senza di te non posso costruire me stessa completamente”. L’appello di Karine è stato condiviso da quasi seimila persone, residenti in tutti i dipartimenti transalpini e persino nella Polinesia francese.

Pagina ritrovata

Alla fine è stata la stessa genitrice a farsi avanti e a contattare la figlia. Le due donne si sono viste più volte, ma non hanno reso pubblico nemmeno un attimo dei loro incontri preferendo “mantenere il silenzio su questa nuova pagina ritrovata”. “Non ho parole per definire la gioia che provo oggi – ha dichiarato la studentessa al quotidiano Ouest-France -. Ho finalmente trovato il primo capitolo della mia vita, non potete immaginare quanto sollevata sia. Non è necessaria la verifica del dna. Tutto coincide”. Dopo aver ringraziato la moltitudine di gente che ha partecipato alla sua ricerca e anche il social network che le ha permesso di ritrovare la mamma, Karine adesso vuole dare una mano a chi si trova nella sua stessa situazione: “Voglio aiutare – conclude la studentessa – chi, a differenza mia, ancora non è riuscito a trovare i genitori biologici”.

fonte Corriere della sera

Roma, 20 ottobre 2016

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