27 GENNAIO: QUALCOSA IN PIU’ DI UNA SEMPLICE GIORNATA DELLA MEMORIA

In Europa e in Italia non c’è ovviamente questa partecipazione. Il 27 gennaio viene perlopiù usato e strumentalizzato per propaganda spesso ipocrita, perlomeno moralista e buonista, rimpalli di responsabilità tra avversari politici. Un brutto modo per commemorarlo, senza andare a fondo e senza rispettare ciò che davvero rappresenta: la condanna della Shoah, del tentativo di cancellare gli ebrei dalla faccia della terra.

No, non è giusto chiamarla Giornata della Memoria perché ci si vergogna a parlare di Shoah e di ebrei.

Non è giusto negare l’evidenza. Ma soprattutto, non è giusto usare questa data per paragonare gli ebrei sterminati dai nazisti ai palestinesi “sterminati” dagli israeliani. Un paragone che peraltro non regge, neppure numericamente. In luoghi come Gaza, dove la popolazione è quadruplicata negli ultimi 20 anni, non si può certo parlare di genocidio.

Spiace che qualche buontempone dei centri sociali abbia ritenuto opportuno inventare “La Giornata della Memoria antinazista e antisionista”, trovando il modo di condannare gli israeliani al pari dei nazisti. E di paragonare gli ebrei di oggi ai loro carnefici di un tempo.

Spiace anche leggere che sotto uno status su facebook di Giorgia Meloni, rea di aver pubblicato un sincero e accorato appello a celebrare come si conviene questo 27 gennaio, appaiano commenti di presa di distanza dalla leader di Fratelli d’Italia, corredati da considerazioni antisemite e negazioniste di ogni risma.

C’è un pericoloso antisemitismo a destra e a sinistra.
Motivo in più per onorare il 27 gennaio e capire come e perché debba essere celebrato.
E’ una data importante, non dimentichiamola.

Riccardo Ghezzi
Roma, 27 gennaio 2016