Profugo in acqua: grida, foto e filmati con i telefonini ma nessuno lo aiuta. Morto

Foto e filmati con i telefonini, urla disparate che si levano dalle rive, insulti e richieste d’aiuto contro i marinai, mentre le braccia di Pateh Sabally affondano lentamente nell’acqua torbida del Canal Grande nel giro di un minuto. Compassione e razzismo, preoccupazione e ironia, c’è di tutto in quel video che documenta la morte del profugo ventiduenne del Gambia, deciso a morire a Venezia davanti a residenti e turisti che assistono alla scena dal battello Actv o dal piazzale della ferrovia. – GUARDA IL VIDEO

Spettatori divisi domenica pomeriggio su quella riva, lettori altrettanto divisi, dopo aver visto il video, nei commenti sul sito internet del Gazzettino e sulla nostra pagina Facebook. «Mio Dio nessuno è intervenuto – scrive Chr720 sul Gazzettino.it – anche con la forza si doveva tirarlo fuori! Si è persa completamente l’umanità! … fosse stato bianco qualcuno si sarebbe buttato?». Ma tra le centinaia di commenti tra sito e social network in tanti la vedono in maniera opposta: «La gente presente – scrive gazzettino 266296 – ha buttato salvagenti su salvagenti, che lui ha rifiutato: cosa dovevano fare? Buttarsi in acqua? Buttarsi in acqua vestiti in gennaio? I cadaveri da recuperare così sarebbero stati due o tre!». GUARDA IL VIDEO

 

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