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Pechino – L’Asia attende con nervosismo il summit tra Donald Trump e Xi Jinping che vedra’ i capi di Stato delle due principali economie del pianeta a Mar-a-Lago, a partire da oggi. Nella tenuta di Trump in Florida, i due leader si confronteranno sui temi del commercio e della Corea del Nord, che promettono di essere i principali dossier dei colloqui e su cui le due potenze partono da punti di vista differenti.

La minaccia missilistica di Pyongyang, e l’ultimo test di ieri, sono state al centro di un colloquio telefonico nelle scorse ore tra il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe. Il lancio di ieri di un missile a medio raggio da parte di Pyongyang e’ stato definito da Trump “una provocazione pericolosa e una seria minaccia”, e Abe ha confermato ai media giapponesi che per gli Stati Uniti tutte le opzioni per il contrasto a Pyongyang rimangono sul tavolo.

Sul dossier nord-coreano emerge anche il pessimismo degli osservatori di Seul. La Corea del Sud non prevede grandi progressi sul tema: gli obiettivi spiegati da Trump al Financial suonano ambiziosi, ma la Cina difficilmente si lascera’ coinvolgere nei piani statunitensi, tagliando il sostegno al regime di Kim Jong-Un, secondo l’opinione degli esperti sentiti dall’agenzia sud-coreana Yonhap. Nella valutazione sud-coreana del summit pesa anche il rapporto con Pechino, arrivato ai ferri corti dopo la decisione di installare su territorio sud-coreano lo scudo anti-missile Thaad (Terminal High-Altitude Area Defense) che ha attirato la forte opposizione della Cina e boicottaggi in tutto il Paese nei confronti delle aziende di Seul.

L’ultimo comparto a fare le spese della rabbia cinese anti-Thaad e’ il settore automobilistico: Hyundai ha annunciato un calo delle vendite di auto del 44,3% in Cina, a marzo, mentre quelle di Kia hanno registrato un crollo del 68%, e per entrambe le case automobilistiche la Cina e’ il principale mercato straniero.

In cerca di rassicurazioni sul summit e’ anche Taiwan. La principale agenzia di stampa dell’isola, la Central News Agency, riporta oggi le dichiarazioni di funzionari statunitensi secondo cui la “politica dell’unica Cina”, ovvero il riconoscimento diplomatico di Pechino e non di Taipei, non dovrebbe essere argomento di discussione nei colloqui tra Trump e Xi.

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