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Chieti – Non lavorava più da cinque mesi e si aspettava di essere richiamato ma la convocazione che non arrivava deve averlo esasperato.

E così, come racontato da Alfredo D’Alessandro sul Messaggero, la scorsa mattina ha trasformato la sua delusione in un gesto eclatante, incatenandosi al corrimano dell’atrio degli uffici comunali di piazza Carafa, allo Scalo, si è cosparso di benzina e ha minacciato di darsi fuoco tenendo l’accendino sempre ben in vista in una mano.

Protagonista Ermanno O., 50 anni, un passato difficile alle spalle, che proprio grazie al lavoro come operaio presso Teateservzi (che ha sede a piazza Carafa), dove viene impiegato dal 2012 sia come addetto al cimitero sia nel supporto alla viabilità, aveva ritrovato una speranza.

Ma la partecipata del Comune ricorre a contratti flessibili e al lavoro interinale: Ermanno era fuori, momentaneamente, in una sorta di turnazione.

Il suo gesto ha richiamato l’attenzione del’amministratore di Teateservizi Giovanni D’Amico e del direttore generale Antonio Barbone, con i quali l’uomo ha avuto un colloquio che sembrava averlo tranquillizzato. Giunto sul posto, il sindaco Umberto Di Primio lo ha aiutato a slegarsi facendolo desistere, poi gli ha parlato.

“Il fatto è gravissimo e va condannato – ha commentato Di Primio -, l’autore si assume la responsabilità di tutto quello che potrà succedere. Io ho sentito comunque il dovere di intervenire perché c’era una situazione potenzialmente di pericolo anche per gli altri.

Ci ho parlato e l’ho convinto a desistere. Quello che accadrà ora, però, non dipende dal gesto, anzi. Ho ritenuto di dover puntare sull’aspetto umano, quella persona andava aiutata e l’ho fatto, esponendomi. A un certo punto mi aveva fatto paura”.

Per Ermanno che rischia anche una denuncia, sembra che il rientro fosse già programmato.

“Cerchiamo di dargli un’opportunità – ha detto D’Amico, a capo di Teateservizi solo da pochi giorni – dal punto di vista umano mi dispiace moltissimo, non soltanto per questo signore ma per tutti quelli che lui rappresenta, tutti quelli che in questo momento non hanno la possibilità di lavorare, quindi solidarietà per lui e per tutti quelli che cercano un lavoro”

dg Barbone: “Stiamo verificando se con i nuovi servizi che abbiamo riusciamo a poter trovare lo spazio per una collaborazione”. Resta, sullo sfondo, una vicenda drammatica: il lavoro che non c’è, la precarietà e l’incertezza che portano alla disperazione.

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