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SOS1307930L’Aquila, 6 ottobre 2013 – Una lotta contro un fenomeno che in Italia non conosce battute d’arresto perché privo di una reale regolamentazione. E che in alcune zone è così esteso da essere «causa di degrado, un biglietto da visita capace di influenzare negativamente i flussi turistici, un allarme sociale»: così i sindaci di molti paesi e cittadine della costa e primo entroterra abruzzese definiscono la prostituzione nelle loro zone. E da anni tentano di combatterla fino ad arrivare a proposte ai limiti della legalità.

MONTESILVANO – Come quella del sindaco di Montesilvano Attilio di Mattia che vuole seguire l’esempio dei «Box del sesso» di Zurigo e aprire un «Love parking»: «Un parcheggio dove consumare il rapporto sessuale in sicurezza: molti penseranno che sia un incitamento al fenomeno ma non lo è. E’ solo un ulteriore tentativo di puntare sullo zoning per autoregolamentare la situazione». Mirare cioè a confinare il fenomeno in punti precisi, possibilmente lontani dal centro abitato: «Me lo chiedono a gran voce le mamme, che non vogliono uscire con i loro bambini e mostrare loro questo degrado: cosa devo fare? Abbiamo provato a multare i clienti ma il fenomeno non è diminuito». E sembra che i cittadini, a cui il sindaco chiederà entro fine anno in un referendum di scegliere la zona migliore dove aprirlo, appoggino l’idea: «In un sondaggio realizzato da un giornale locale 9 su 10 sono a favore», conclude.

TERAMANO – Le circostanze sono simili anche a Controguerra dove l’ex sindaco Mauro Scarpantonio ha iniziato puntando sullo zoning, intensificando i controlli in alcune aree e lasciandone scoperte altre meno vicine al centro abitato, dove indurre il fenomeno a spostarsi: «Ho dovuto smettere perché sono stato convocato dal prefetto di Teramo che mi ha avvisato che potevo essere perseguito per favoreggiamento». L’amministrazione ha allora lanciato delle convenzioni partecipate con cittadini e aziende per concedere loro di chiudere come strade private delle vie pubbliche in corrispondenza delle loro abitazioni o fabbriche. Poi nel 2007 l’amministrazione ha emesso un’ordinanza comunale grazie alla quale è possibile sanzionare chi pratica contrattazione per prestazioni sessuali: «Le circa 80 multe del valore di 500 euro date ogni anno hanno contribuito a migliorare la situazione».

E a spostare le prostitute negli appartamenti, come accade anche a San Salvo: «Nel nostro Paese il fenomeno è diverso – racconta il sindaco Tiziana Magnacca – perché si concentra nelle case vacanza sul lungomare che d’inverno vengono affittate a ragazze che chiedono compenso in cambio di prestazioni sessuali. Non ci va bene: dobbiamo tutelare la popolazione e anche le ragazze dallo sfruttamento». L’amministrazione comunale si sta rivolgendo alle forze dell’ordine per condurre indagini su eventuali organizzazioni criminali che le gestiscono: «La prostituzione non è reato perseguibile, lo sfruttamento della stessa sì, ma non è facile liberarsene». Insomma, una piaga che si può spostare, confinare in alcune aree ma non debellare. Per questo il fine ultimo delle amministrazioni dei paesi colpiti è uno solo: abrogare alcuni comma o invalidare e riscrivere da zero la legge Merlin per dare una regolamentazione seria alla prostituzione. (corriere.it)

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