Condividi

La lettera si conclude con un grande cuore. E così scopriamo che «l’accoltellatore del compagno di banco» è poco più di un bambino che per dire «ti voglio bene» manda cuoricini e che non riesce a raccontare di aver colpito il compagno (racconta solo di aver detto «punge proprio») quasi avesse paura per primo di quello che ha fatto. Le parole scarne di Andrea ci spiegano come un banale scherzo abbia rischiato di trasformarsi in tragedia.

Uno scherzo assurdo, pericoloso e sbagliato, sottolinea la mamma del ragazzino, ma non un’aggressione violenta. Comunque un episodio grave: il direttore scolastico regionale, Luisa Franzese, ha già inviato un ispettore nella scuola. «Ci sono ragazzi che vivono situazioni difficili su di loro bisogna lavorare molto e studiare tuti i possibili interventi. Cose del genere non sono tollerabili con dei tredicenni» dice la responsabile della scuola campana.

Intanto bisognerà capire cosa è veramente successo, e chi sono i protagonisti, Andrea e Francesco (altro nome di fantasia), il bullo e il «tipo soggetto» come si divertono a dire gli adolescenti. «Stavo seduto accanto al mio amico – dice Andrea – non avevamo litigato, anzi stavamo “pariando” – racconta – Lui in principio non si è nemmeno arrabbiato, ha smesso di parlarmi solo quando sono arrivati i suoi genitori».

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate
Potrebbero interessarti anche
Articolo precedenteUn giovane immigrato spazza le strade, poi il cartello "Voglio integrarmi onestamente"
Prossimo articoloTrump, gaffe al Quirinale: "ha ignorato la bandiera.."