Diffamarono Ufficiali dell’Arma, 11 rinvii a giudizio.

Saverio Masi, Salvatore Fiducia e Giorgio Carta a processo per aver accusato i carabinieri di aver ostacolato indagini sui boss Provenzano e Messina Denaro. Imputati anche otto giornalisti, tra cui Michele Santoro e Antonio Padellaro
Accusarono ufficiali carabinieri. Rinviati a giudizio in 11 tra cui caposcorta Di Matteo Masi e avvocato Carta.

Roma, 19 gennaio 2015 – I carabinieri hanno fatto il proprio dovere o favorito la latitanza dei boss Provenzano e Messina Denaro? Hanno davvero “frapposto pretestuosi ostacoli di natura burocratica, boicottando sistematicamente le iniziative investigative di Masi e Fiducia, sottovalutando l’apporto informatico degli stessi nonché dissuadendoli energicamente dal continuare le indagini” oppure queste sono solo ennesime diffamazioni, ancora una volta a danno di ufficiali dell’Arma dei Carabinieri che svolgevano solo il proprio dovere? Secondo il Gup di Roma, Cinzia Parasporo, sarà un processo a stabilirlo.

Sono, infatti, undici gli imputati che ora dovranno difendersi dall’accusa di diffamazione nel dibattimento che inizierà l’11 maggio 2016 presso il Tribunale della capitale. È la decisione del Giudice, che ha accolto le richieste dei querelanti Giammarco Sottili, Michele Miulli, Fabio Ottaviani e Stefano Sancricca, tutti ufficiali dell’Arma.

Questi i fatti. A maggio 2013, nel corso di una conferenza stampa, Saverio Masi (caposcorta del pm palermitano Nino Di Matteo), il suo ex collega Salvatore Fiducia e il loro avvocato Giorgio Carta espressero quelli che oggi vengono definiti “giudizi lesivi della reputazione” su alcuni ufficiali dei Carabinieri impegnati a Palermo in indagini di mafia. Secondo le accuse di Masi, Fiducia e Carta, gli ufficiali avrebbero impedito azioni che avrebbero potuto portare all’arresto dei boss Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro.

A seguito della conferenza, otto giornalisti, espressione del mondo televisivo e della carta stampata, riportarono le accuse sulle presunte azioni messe in atto per ostacolare la cattura dei boss mafiosi. Da qui, il rinvio a giudizio anche per loro, per concorso in diffamazione. Tra questi, figurano Michele Santoro, direttore del programma televisivo Servizio pubblico, e Antonio Padellaro, direttore de Il fatto quotidiano.

All’avvocato Giorgio Carta, in particolare, si contesta il fatto d’aver organizzato la conferenza stampa – che si tenne nello studio romano del legale – nel corso della quale furono espressi quei giudizi, che ora saranno oggetto di dibattimento.

Di redazione

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