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SOS1307253Trescore Balneario (Bergamo), 14 settembre 2013 – E’ il giorno del funerale di Eleonora Cantamessa, la dottoressa eroe investita e uccisa mentre soccorreva un uomo ferito durante una rissa a a Chiuduno. Una storia che ha commosso l’Italia intera e lo stesso Papa Francesco che ha elogiato la ginecologa di Trescore che “ha concluso la sua vita terrena compiendo il gesto del buon Samaritano”. Centinaia le persone che hanno reso omaggio a Eleonora, nella camera ardente allestita nel suo ambulatorio. Nella serata di venerdì si è svolta anche una fiaccolata per ricordare quella che ormai per tutta Italia è la “dottoressa angelo”. Rito funebre è stato celebrato dal parroco, don Ettore Galbusera. Presente in chiesa anche una rappresentanza di una comunità di indiani. In prima fila la famiglia della dottoressa.

“GRAZIE ELEONORA” – Il parroco si è rivolto ai fedeli dicendo: “Condividiamo lo stesso dolore, ma anche la stessa speranza. Siamo qui per dire grazie a Eleonora”. In chiesa, nella pastorale di Trescore, tante donne. Quelle stesse giovani che la dottoressa Cantamessa aveva aiutato e assistito al momento del parto: “Se ti innamori della vita allora fai nascere la vita – ha ricordato il parroco -. Non solo quella del bambino, ma anche quella della madre, accolta con un sorriso”.
“La commozione prende il sopravvento anche sul celebrante ma è estremamente semplificante dire un’omelia che è stata pronunciata da tanti altri: l’omelia è stata pronunciata da Eleonora per prima. Grazie Eleonora per questa stupenda omelia, la più bella della tua vita. Sei andata oltre il racconto evangelico della parabola, sei andata a cercare Gesù, il Samaritano per eccellenza. Ci hai fatto sperare che anche l’uomo può amare con gratuità, grazie a te abbiamo compreso che un cuore pronto a dare tutto non lo improvvisi ma lo educhi con i gesti della quotidianità”.
Un pensiero è andato anche ai genitori della dottoressa. “Ci hanno raccontato la potenza dirompente della fede, una fede semplice ma fiera. Il cuore di un papà e di una mamma. Il cuore di una mamma che ti accompagnava verso la Madre del Cielo. Nella loro omelia ci hanno detto della vitalità della carità cristiana che non ha bisogno di parlare di perdono perché non ha conosciuto l’odio e il risentimento. Ci hanno ricordato che non sono i soli a soffrire in questo momento, altri soffrono con loro. Quattro stanno soffrendo per un padre che non hanno più e ci hanno spinti ad aiutarli”. Un abbraccio anche alla comunità indiana, che “ci hanno parlato con un cuore uguale al nostro”. Il prete ha sottolineato: ci sostengono l’affetto del Papa, del vescovo, del presidente della Repubblica e delle istituzioni.

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