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SOS1306106Lucca, 2 agosto 2013 – L’orco si nasconde anche dietro un profilo fasullo di Facebook. Spacciandosi per una ragazzina di appena 10 anni, esibendo foto e inventandosi un’identità entra in contatto con bambine coetanee. Prima blandendole sulla chat istantanea del social network, fingendo di voler fare amicizia, poi costringendole a toccarsi nelle parti intime e a spogliarsi davanti alla cam per registrarle. Tutto inizia come se fosse un gioco, poi le conversazioni diventano sempre più morbose.

Dietro quel volto angelico di una bambina, ritratta in una foto pescata chi sa dove sulla rete, c’è un giovane uomo di 22 anni, che dopo aver conquistato la fiducia delle ragazzine, le invita ad esibizioni a luce rosse, perfino filmate dalla cam su Skype. Alcune delle vittime si conoscono perché frequentano la stessa scuola, ma il loro piccolo segreto le porta a finire tra le grinfie di un ragazzo insospettabile, che le invita a toccarsi nelle parti intime esibendosi nella videochat o in cam.

Carpendo con l’inganno le immagini di quelle ragazzine, tutte tra i 10 e gli 11 anni, indotte a pensare di non far niente di male. I genitori di cinque di loro, 2 vivono in Versilia dove frequentano la stessa scuola, e altre tre di Lucca, scoprono però a poco a poco le conversazioni a luci rosse sulla chat di Facebook. Così, allarmati, si rivolgono alla polizia, che in un paio di mesi stringe il cerchio attorno al presunto pedofilo, concludendo ieri pomeriggio (1 agosto) la prima fase di una indagine, destinata a proseguire, con un blitz in casa del 22enne viareggino. Gli agenti della polizia postale che lo hanno individuato grazie ai riscontri sul profilo facebook che si era inventato sequestrano quasi 10mila file, fra video e immagini, di chiara natura pedopornografica. Foto in cui si vedono ritratti anche bambini di pochi mesi, costretti a subire abusi e violenze.

E’ così che sono scattate le manette, con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. File custoditi all’interno del computer portatile del giovane disoccupato, che vive a Viareggio insieme ai genitori e che ora si trova agli arresti domiciliari, e in una decina di memorie esterne, dvd e videocassette. Materiale giudicato raccapricciante dagli stessi investigatori che si sono avvalsi di sofisticati strumenti per acquisire i file il cui esame proseguirà anche nelle prossime settimane.

L’INDAGINE – L’indagine, durata poco più di un mese, è partita dalle denunce dei genitori. Cinque i casi che sarebbero stati accertati: si tratta di bambine di circa 11 anni, due della Versilia e altre tre di Lucca. Negli esposti molto circostanziati presentati dai familiari si parla di lunghe conversazioni erotiche con una ragazzina che si spacciava per loro coetanea. Su Facebook ha un nome inventato, che non corrisponde a nessuno, ma che è una amicizia comune tra le cinque bambine in questione. La polizia postale di Lucca, grazie al contributo del compartimento di Firenze, e la collaborazione dei gestori di Facebook, riesce ad individuare l’ip e l’utenza telefonica da cui vengono effettuati gli accessi al profilo fasullo. Alla fine, ieri scatta il blitz in casa del 22enne, davanti agli occhi sbigottiti dei due genitori, che non si erano accorti di niente.

GLI ADESCAMENTI SU FACEBOOK – Gli inquirenti non escludono che il 22enne potesse conoscere le bambine finite nel suo mirino. Forse è per questo che su Facebook chiede per primo l’amicizia alle due piccole che frequentano insieme la stessa scuola in Versilia. Fingendo di essere una loro coetanea, il giovane inizia a conquistarsi la loro fiducia. Entra a poco a poco in confidenza e inizia a portare la conversazione dove desidera. Poi, dopo aver allargato il “giro”, inizia con le sessioni a luci rosse nella videochat del social network, oppure invitando le bambine ad accendere la cam su Skype. Mentre le piccole si esibiscono con innocenza, lui – ancora fingendosi la loro amichetta – registra tutto dal suo pc portatile. E salva quelle immagini e quei video nel suo hard disk. Dove li troveranno poi gli agenti della polizia stradale di Lucca, che attraverso uno speciale software accedono al suo computer acquisendo i dati sui file e replicandoli in una sorta di banca dati, per cristallizzare le prove.

MIGLIAIA DI FILE SEQUESTRATI – All’esame degli agenti della polizia postale ci sono quasi diecimila files trovati non soltanto nel computer del 22enne ma anche in alcune memorie estese e dvd in cui sono state trovate immagini di bambini, alcuni anche di pochi mesi, abusati e seviziati dai loro aguzzini. Materiale forse scaricato da internet di cui dovrà essere chiarita l’origine. L’obiettivo degli inquirenti è infatti anche quello di identificare le vittime di quegli abusi per cercare di risalire ai pedofili immortalati in quelle fotografie. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Firenze, è quindi tutt’altro che conclusa. La polizia postale attingerà alla propria banca dati per capire anche se su alcune delle immagini trovate in quel pc ci siano o meno indagini in corso che possano fornire altri elementi utili.

L’ARRESTO: “Ho scaricato quelle immagini per caso
Il blitz nella casa del 22enne scatta ieri: quando gli agenti fanno irruzione e iniziano ad analizzare il computer, il giovane cerca di difendersi: “Ho scaricato quelle foto soltanto per caso – dice agli investigatori – le avrei cancellate a breve”. I genitori per primi rimangono sbalorditi e agli agenti confessano di non essersi mai accorti di niente. Ora il giovane, incensurato, si trova agli arresti domiciliari, come ha disposto il sostituto procuratore Aldo Ingangi, in attesa che il fermo sia convalidato.

LE INSIDIE DELLA RETE – Un’indagine sconcertante che suggerisce agli inquirenti di mettere in guardia genitori e famiglie. “E’ necessario vigilare sull’utilizzo di internet da parte dei figli, soprattutto se minorenni – sottolinea il vice questore Leonardo Leone – alcune accortezze e controlli sui social network utilizzati dai ragazzi possono essere molto utili a evitare che i propri bambini incappino inconsapevolmente in situazioni di questo genere”. (dal web)

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