ADINOLFI (POPOLO DELLA FAMIGLIA): “QUESTA LEGGE ELETTORALE SEGNA LA FINE DEL RICATTO DEL VOTO UTILE”

La parola più attesa da tutti i partiti di opposizione, nelle ultime settimane, è stata “autoapplicabile”. La Consulta sembra averli accontentati, visto che la legge elettorale uscita dalla sua decisione di mercoledì ha rivisto l’Italicum in un senso che consente l’immediata andata alle urne. Dice a “Il Faro di Roma” Mirko De Carli, del Popolo della Famiglia: “Il desiderio di votare al più presto non è interesse dei partiti – spiega – ma è una richiesta che sale ormai inarrestabile dal popolo italiano. Non possiamo più attendere oltre, dal momento che i governi non eletti, frutto del continuo cambio di casacca dei parlamentari, hanno fatto il loro tempo e fin troppi danni”.
“Noi del Popolo della Famiglia – prosegue De Carli – eravamo pronti ad andare alle urne con qualsiasi legge elettorale. L’importante è dare una rappresentanza parlamentare ai nostri elettori, che senz’altro ce la concederanno, dal momento che siamo cresciuti tanto in questo ultimo periodo”. “Noi siamo consapevoli di rappresentare qualcosa di nuovo nel panorama politico, non assimilabile al vecchio centrodestra, e abbiamo bisogno di autonomia per raggiungere i nostri obiettivi. Questo non vuol dire che escludiamo a priori di trovare intese con le forze che si oppongono sia alla sinistra che ai “cinque stelle”.
Per De Carli occorre dunque che ci sia compatibilità sui programmi: “Le nostre istanze si stanno affermando nel mondo, e basta vedere i primi atti della presidenza Trump, così come in Europa. C’è quindi spazio per noi anche in Italia. Noi non siamo riducibili al populismo qualunquista, ma esprimiamo un bisogno di nuova politica di contenuti ben definiti, che sia espressione di un’area che potremmo chiamare Cristiano-radicale. Studieremo il modo migliore di dare rappresentanza a questa area, quando si tratterà di formare le liste e rapportarci agli altri partiti”.

Ma da questa nuova area politica che si sta preparando per presentare le proprie liste alle prossime elezioni, e che certamente rappresenterà una importante novità ed un’opzione finalmente interessante per tutti i cattolici italiani, il commento che più si attendeva era quello di Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia oltre che direttore del quotidiano online ‘La Croce’. Come ha commentato Adinolfi la sentenza della Corte Costituzionale?

“Quando alle ultime elezioni amministrative – dice Mario Adinolfi – il Popolo della Famiglia, a poche settimane dalla nascita, chiedeva consenso sui propri candidati sindaco spesso si sentiva dire: ‘Eh, ma voi non arrivate al ballottaggio’. C’era sempre un voto da dare a Giorgia Meloni, ad Alfio Marchini, a Stefano Parisi per mandarli ‘al ballottaggio’. Alla fine né Meloni né Marchini sono arrivati al ballottaggio, mentre Parisi l’ha perso. Certamente però la potenzialità del voto al Pdf è stata limitata dalla cosiddetta “retorica del voto utile” che si innesca ovviamente quando sullo sfondo c’è un ballottaggio da conquistare. Nonostante questo freno a mano tirato il Popolo della Famiglia ha ottenuto sui candidati sindaco proposti 52.000 voti su 2.988.000 voti validi espressi, oltre 35.000 voti li abbiamo ottenuti sul simbolo. Poiché alle elezioni politiche nazionali i voti validi si aggirano sui 33-34 milioni, possiamo dire che il potenziale espresso già dal Popolo della Famiglia alle amministrative del giugno 2016 è di mezzo milione di voti in proiezione nazionale. Non bastano.
Serve un milione di voti per superare lo sbarramento del 3% lasciato in vigore dalla legge emersa dalla sentenza della Corte Costituzionale. Ma quanto vale la fine del ricatto del voto utile? Cancellando il ballottaggio la Consulta ha fatto al Popolo della Famiglia il più grande regalo che potessimo chiedere, ora il voto utile non esiste più, le prossime politiche saranno caratterizzate da un voto identitario perché l’impianto proporzionale della legge elettorale innesca inevitabilmente questo meccanismo. La legge elettorale proporzionale è quella della Prima Repubblica, in cui tutti ricordiamo che partiti come il PLI, il PSDI, il PRI, i radicali, il PDUP, Democrazia proletaria portavano eletti in Parlamento anche con percentuali risibili oscillanti tra l’uno e il due per cento.