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10919031_10205564595663123_5948038926275918339_nTaranto, 5 gennaio 2015 – Può sembrare sfacciatamente di parte (seppur giusto) contestare ogni volta, l’oramai famosa e di tendenza scritta “ACAB” su di un muro. Può sembrare quasi di parte e, come alcuni dicono, “da fanatici dell’ordine costituito”. Ma questa scritta, non poteva passare inosservata, perché ha alcune caratteristiche degne di un’analisi accurata. Lo ripetiamo, per i pochi che non lo sapessero. L’acronimo “ACAB” coniato da un gruppo inglese Skinhead (teste rase) con tendenze in seguito neonaziste, sta ad indicare letteralmente “All cops are bastard” (tutte le guardie sono infami), ed è utilizzato proprio per esprimere una forma personale di odio e ripudio verso l’operato delle forze dell’ordine e del corpo stesso. Lo stesso acronimo, spesso, diviene ragione e filosofia di vita, tant’è che in molti se lo tatuano addosso. Esiste anche una variante, spesso utilizzata da chi vuole essere di tendenza, ma non “vuol dar nell’occhio”, o addirittura, vuole sentirsi un po’ più intellettuale. Questa variante si traduce nel 1312, che vuol dire sempre ACAB, in quanto i numeri rappresentano la posizione in ordine cronologico delle lettere dell’alfabeto (A-1-C-3-A-1-B-2). Quindi, il trovarsi di fronte la scritta “ACAB 1312” significa quanto abbiamo detto finora. Il sorriso scappa, e la convinzione di queste righe si rafforza, nel momento in cui ci si imbatte in una scritta del tipo “AKAB 1212”. E’ successo a Montemesola, in provincia di Taranto, un piccolo comune di 4000 abitanti, sul muro esterno di una scuola elementare, appena sistemata dall’amministrazione comunale. Il modo in cui è scritto lascia pensare che il suo autore non abbia davvero capito nulla di quella scritta. Tutto fa pensare che sia stato scritto perché oggi, adesso agli albori del 2015, sia di tendenza, giusto, sia uno stile di vita, essere a priori contro l’operato delle forze dell’ordine, e perché no, contro l’ordine costituito. Gli anarchici di oggi, si accontentano di fare queste emerite figuracce pur di imbrattare muri, oppure non sono bene in grado di spiegare ai loro figli come si scrive. O ancora, la scrivente, è convinta che oggi, chi si appresta a “decorare” muri in questo modo, non creda lui per primo a ciò che fa. Ecco poi il risultato: “AKAB 1212”, una scritta, che per la prima volta, si spera non sia cancellata, per ridere ogni qualvolta le si passa affianco, la mera dimostrazione che non ci credono neanche loro. Ma se la domanda a tutto questo è un banale “perchè”?, la risposta la forniamo con una citazione di un maestro del passato, Socrate, il quale diceva: “E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?”

di Elena Ricci

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