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“Leggo la Bibbia, amo mia madre tantissimo”. Sono le poche parole che Alejandro “Tito” Stephan Meran ha riferito al suo avvocato difensore e riportate da Ansa e Messaggero in queste ore.

Dice di non ricordare nulla il responsabile dell’omicidio di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, i poliziotti assassinati in questura a Trieste lo scorso venerdì pomeriggio.

L’uomo “non sta bene, andava e va curato”: il difensore è rimasto in compagnia del suo assistito circa 40 minuti ed ha parlato di un giovane “confuso, in agitazione”.

Il legale ha reso noto che sta già cercando documenti, testimonianze in Germania che consentano di conoscere il passato del giovane quando viveva in Baviera. “Se li troviamo, andrò lì a prenderli”, ha specificato.

Intanto, rivela Il Messaggero, sarebbero almeno cinque in tutto, forse sei, le pistole utilizzate nella sparatoria: due semiautomatiche impugnate dal killer che è riuscito a sottrarre le armi alle due vittime. Una Beretta sarebbe stata utilizzata “da un poliziotto del corpo di guardia”, presente nell’atrio della questura e “altre due (o forse tre) dagli agenti della squadra Mobile” intervenuti all’esterno della questura, riferisce una fonte.

Proprio dalla pistola impugnata da uno di loro che è partito il proiettile che ha ferito all’inguine Alejandro Augusto Stephan Meran arrestato per il duplice omicidio.

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