Condividi

Era contaminata la cava in Sardegna che per anni ha servito le fabbriche nel Lazio e in Emilia

Questa è una storia a cui si fa fatica a credere, eppure è vera e comprovata da decine di documenti. Si può riassumere così: nonostante 25 anni fa una legge abbia vietato l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, si scopre che un intero comparto produttivo italiano ha continuato a usarlo (a sua insaputa) fino alla fine del 2016. La scoperta, come spesso capita, è casuale: nella primavera del 2015 un ispettore della Asl di Viterbo trova tracce di amianto nell’azienda “Minerali Industriali” di Gallese, nel distretto di Civita Castellana, dove si produce il 70% delle ceramiche sanitarie italiane (lavabo, water, piatti doccia e bidet) e un bel pezzo anche di quelle da rivestimento (piastrelle).

Leggi anche:  Antonio Dal Cin: “Io, finanziere, condannato a morte”.

La cosa, ovviamente, non dovrebbe succedere, ma le analisi successive della stessa Asl e del Politecnico di Torino confermano che nell’impasto con cui si produce la ceramica che poi finisce nelle case di migliaia di italiani c’è la “tremolite”, un tipo di amianto tra i più pericolosi per la salute e in quantità assai superiori ai limiti di legge (peraltro altissimi).

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate
Potrebbero interessarti anche
Articolo precedenteUn morto e un giovane ferito a colpi di pistola in stazione
Prossimo articoloPapa Francesco a Milano, decine di malori e svenimenti