Amici e appalti miliardari. Papà Renzi giovedì dai pm

L’inchiesta ha tutte le premesse per rivelarsi esplosiva. Gira intorno ad un mega appalto per le forniture degli uffici delle pubbliche amministrazioni e delle università.

Un affare da 2,7 miliardi di euro in odor di tangenti. L’indagine ha preso il via da quando, da Napoli, è approdata a Roma.

L’iscrizione nel registro degli indagati di Tiziano Renzi non è che il primo passo. Il nome del babbo dell’ex premier era già saltato fuori per la sua amicizia con Carlo Russo, l’imprenditore di Scandicci indagato per aver aiutato un altro imprenditore, il napoletano Alfredo Romeo, ad aggiudicarsi le commesse della Consip, a cominciare dalla gara di cui si è detto, bandita nel 2014 e suddivisa in vari lotti. Ma finora Tiziano Renzi, seppur preoccupato per l’indagine, ne era rimasto fuori. I pm romani, invece, hanno trovato elementi nuovi e lo hanno indagato per traffico illecito di influenze. L’interrogatorio in Procura è stato fissato il 23 febbraio, ma potrebbe slittare perché prima di presentarsi davanti ai magistrati, Renzi senior vuole sapere esattamente su cosa dovrà rispondere. E nell’invito a comparire non c’è scritto nulla, oltre al reato, alla data e al luogo in cui sarebbe stato commesso, a Roma nel 2016. Troppo poco per affrontare un faccia a faccia con il procuratore aggiunto Paolo Ielo. «Renzi non capisce nemmeno a che cosa si possa riferire la contestazione – osserva polemicamente il suo legale, Federico Bagattini – e non l’aiuta neanche la lettura della Gazzetta Ufficiale de il Fatto Quotidiano». Il riferimento è ad un articolo dettagliato del giornale di Travaglio che ricostruisce come Romeo avrebbe «sfruttato» l’amicizia tra Renzi e Russo per mettere le mani su una fetta consistente dell’appalto e come l’imprenditore toscano e il papà del segretario Pd avrebbero utilizzato la loro influenza sull’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, per ottenere una contropartita da Romeo. Anche se tracce di passaggio di denaro, per ora, non ne sarebbero state trovate, secondo il Fatto agli atti ci sarebbe un «pizzino» con una cifra mensile da consegnare a «T». Il sospetto è che si riferisca a Tiziano Renzi, il quale potrebbe aver facilitato Romeo nei suoi rapporti con la Consip. Sospetti, appunto, che potranno essere chiariti durante l’interrogatorio. Si parlerà certo anche di un altro capitolo fondamentale, quello sulla soffiata che stava per compromette l’indagine. Perché prima della perquisizione dello scorso 20 dicembre nella sede della Consip, gli uffici della società erano stati bonificati. Marroni, interrogato, avrebbe raccontato che a svelare dell’esistenza dell’inchiesta al presidente della Consip, Luigi Ferrara, sarebbe stato il comandante dei carabinieri, Tullio Del Sette, e poi anche il ministro dello Sport, Luca Lotti, e il comandante dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, ora indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto.

di Patricia Tagliaferri

Fonte Il Giornale

Firenze, 19 febbraio 2017