Ferite, coraggio ed eroismo, Andrea Adorno ha salvato i suoi commilitoni “Medaglia d’oro e non so perchè”

“Il Caporal Maggiore Scelto, Alpino paracadutista, nel corso dell’operazione “Maashin IV”, mirata a disarticolare l’insurrezione afghana, conquistato l’obiettivo, veniva investito con la sua unità da intenso fuoco ostile.

Con non comune coraggio e assoluto sprezzo del pericolo, raggiungeva d’iniziativa un appiglio tattico dal quale reagiva con la propria arma all’azione dell’avversario.

Avvedutosi che il nemico si apprestava ad investire con il fuoco i militari di un’altra squadra del suo plotone, non esitava a frapporsi tra essi e la minaccia interdicendone l’azione. Seriamente ferito ad una gamba, manteneva stoicamente la posizione garantendo la sicurezza necessaria per la riorganizzazione della sua unità. Fulgido esempio di elette virtù militari”.​ Bala Morghab (Afghanistan), 16 luglio 2010.

Con queste motivazioni Andrea Adorno, 38enne originario di Belpasso, nel catanese, ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Valor Militare, massimo riconoscimento del valore militare. Quella dell’eroe di guerra ormai è una figura legata ai libri di storia e al cinema, episodi sempre così distanti dalla nostra quotidianità. Eppure così vera.

Era il 2010, precisamente il 6 Luglio quando nella valle del Murgha, zona ovest dell’afghanistan, il reparto a cui appartiene Adorno viene comandato in una missione delicata contro alcuni obiettivi segnalati dall’intelligence.

In quell’occasione, scrive il Giornale, i nostri militari devono prendere un capo del villaggio e alcuni alti gradi del talebani. La reazione dei locali è stata immediata: a colpi di kalashnikov. E tutto è cambiato per sempre

“Eravamo a piedi, davanti a me due squadre della nostra unità erano particolarmente esposte al fuoco: sparavano ma era necessario che tornassero verso le nostre posizioni – racconta Adorno – Ho cominciato a fare fuoco di copertura per dargli la possibilità di avvicinarsi. Ad un certo punto sono stato colpito alla gamba destra.

Dopo essere stato colpito, una manciata di secondi, ho perso di vista l’obiettivo, in quei momenti pensi alla famiglia, a tua moglie, al figlio piccolo e a quell’altro che sta per nascere. Pensi anche che potresti morire. Ma dura un attimo: poi torni in te e l’unico pensiero diventa la missione assegnata e la sicurezza dei tuoi compagni. Così ho cominciato a sparare”

Dopo alcuni giorni il rientro in Italia – racconta ancora il Giornale – il ricovero all’ospedale militare del Celio, la lunga convalescenza. “Mia moglie, che era incinta del nostro secondo figlio, è venuta a prendermi e mi ha riportato a casa”. Anche dopo la guarigione, la richiesta di avvicinarsi alla famiglia.

Nella lotta ai talebani il militare italiano, oggi in forza al 62° reggimento fanteria “Sicilia” e all’epoca alpino paracadutista, si è distinto come “fulgido esempio di rare virtù militari”. Oggi Adorno, assieme al professor Gastone Breccia ha scritto “Nome in Codice Ares” (Mondadori). Una biografia che narra le vicende di vita e carriera di un soldato, per 7 volte impiegato in missione, e la sua commozione nel ricevere la medaglia d’oro al valor militare.