Antonia Custra “Io, nata senza papà e cresciuta già morta”

È il ventaglio delle libertà. Imprevedibili, come quelle di casa Calabresi. Luigi, nella pancia della mamma il 17 maggio 1972, spiega spesso ai fratelli il suo dolore: «La differenza è che papà non mi ha mai tenuto in braccio». Come Antonia. Gemma, invece, quando condannano gli assassini del marito comincia a piangere. Ma non per sé: «È per la figlia di Bompressi, oggi ha perso il padre».

Antonia Custra cerca di uscire da quel pozzo. Solo pochi passi: «Sono entrata nello studio, ho aperto la libreria, ho preso i diari di papà. Piano piano li leggerò». Intanto esprime un desiderio: «Letizia Moratti collochi una lapide nel punto in cui papà cadde. E lo ricordi col cognome giusto, non con quell’accento con cui è stato storpiato e oltraggiato dai giornali e dalle tv per trent’anni: Antonio Custra e non Antonino Custrà. Papà è morto per i milanesi, è ora che i milanesi si ricordino di lui e di noi che non siamo più stati una famiglia».

Il Giornale

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