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E’ per tentato omicidio l’accusa rivolta dal gip della Procura ad un gioielliere di 86 anni finito nei guai per aver sparato ad un rpinatore. Ma andiamo con ordine. A finire nei guai è questa volta un anziano di Partinico per il quale potrebbe andare avanti un processo per tentato omicidio dopo aver sparato con una pistola al ladro che tentò una rapina nel suo negozio.

L’episodio non è però nuovo, è accaduto nel 2013. I malviventi, una banda organizzata e travestita con divise delle forze dell’ordine, piombò di notte in casa dell0anziano con la scusa di una perquisizione. Entrati dunque nell’abitazione della vittima, la banda minacciò con uso di armi la la moglie e la figlia de gioielliere per convincere lo stesso a cedere oro e gioielli. Qualche cosa che però non avevano calcolato va male: la banda era convinta che ci fosse un collegamento tra appartamento della vittima ed esercizio commerciale, ma scoprendo che per arrivare alla conclusione avrebbero dovuto scendere in strada rischiando così di farsi scoprire, i malviventi hanno desistito dandosi alla figa. E’ a quel pinto che l’anziano riuscì però a prendere la sua pistola e a sparare ferendo alla testa uno dei rapinatori.

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Il ladro venne condannato per la tentata rapina ma curatosi dalla ferita, querelò il gioielliere per tentato omicidio. Da qui, il rinvio a giudizio per il gioielliere. Scrive Il Giornale: “il rapinatore, condannato assieme a due complici per il tentato colpo, si è fatto curare e ha deciso di querelare il gioielliere per tentato omicidio. Secondo il gip quella non è stata legittima difesa, come sostengono sia la Procura che gli avvocati del gioielliere. La vittima del tentativo di furto prova a ricordare e riannondare i fili di quella terribile giornata: “Ho agito solo per difendere la mia famiglia – racconta al Giornale di Sicilia -, ho avuto paura per mia figlia che aveva la pistola puntata in testa”. La figlia che in quei momenti ricorda solo di aver avuto la pistola puntata alla tempia non ci sta. “Siamo arrabbiati, ma continuiamo ad avere fiducia nella giustizia – dice -. È stata legittima difesa perché mio padre ha sparato mentre il ladro si allontanava puntandomi la pistola alla tempia dicendomi di portarlo alla gioielleria, non poteva sapere che poi i rapinatori sarebbero invece andati via, che avrebbero mollato”. Oltre il danno di un trauma difficile da dimenticare c’è anche la beffa per un risarcimento economico. “Ci è arrivata una richiesta di risarcimento da 100 mila euro – racconta la figlia -. Essere minacciati con una pistola alla tempia non è una cosa che si può dimenticare. Ci hanno tolto per sempre la serenità familiare”

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