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SOS1306084(di Oscar Grazioli)

Quante battaglie. Se lascio libera la memoria, vedo i sit-in davanti alla famigerata Morini, di S.Polo d’Enza (Reggio Emilia), ditta storica nell’allevamento di cavie, dai topi ai cani Beagle.

La memoria non può non andare a dieci anni fa, quando un camion della Morini venne fermato a Bolzano con venticinque cuccioli di cani Beagle, perché non era a norma. Morale, tutti i cani immediatamente confiscati e trasportati in un campo da calcio recintato, in mezzo alla fresca erbetta tutta per loro, con comode cucce e il servizio veterinario mobilitato per le loro esigenze. Perché ricordo così bene tutto questo? Perché, dopo tre giorni, iniziarono le adozioni e io e una mia collega eravamo sul posto ad adottare quella che ancora oggi si chiama Matilde e che, invece di finire sui freddi tavoli di marmo di un laboratorio di vivisezione tedesco, zampetta allegra sulle montagne della Valsassina, scappando ogni giorno verso le malghe e facendo ritorno quando le pare, come ogni buon Beagle.

Ho ricordato il fermo del camion della Morini perché è stato quello che io spero rapprsenti un po’ l’11 settembre per i vivisezionisti. L’inizio della sconfitta di questa pratica crudele e fuorviante dal punto di vista scientifico, come ormai si rende sempre più evidente da parte dei più seri ricercatori di tutto il mondo.
Dopo l’episodio di Bolzano è venuta Michela Vittoria (è il nome appropriato) Brambilla, che si è dannata l’anima, assieme alle associzioni animaliste, ma sostenuta da un vasto pubblico trasversalmente schierato, per porre fine a questa vergogna, mettendo almeno alcuni solidi paletti. «Mai più Green Hill», è stato lo slogan che ha bloccato l’altra grande ditta allevatrice di cani Beagle destinati alla vivisezione o sperimentazione animale che dir si voglia. Quei paletti da ieri sono solidi, perché con l’approvazione definitiva alla Camera del disegno di legge di delegazione europea, acquistano forza di legge i criteri individuati dal Parlamento per l’applicazione della direttiva europea 2010/63 «sulla protezione degli animali utilizzati per scopi scientifici».

Tra questi il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati ai laboratori, norma scritta dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla e introdotta nel testo già dalla scorsa legislatura, che ora è stata quindi approvata in via definitiva. Il governo ha anche accolto un ordine del giorno dell’onorevole Brambilla che lo impegna, indicando dove attingere le risorse, a favorire lo sviluppo di metodi alternativi e ad un più stringente controllo, sulla sperimentazione animale. «A poco più di un anno dalla liberazione dei 2.600 beagle, oggi celebriamo la vittoria definiva: con l’approvazione della mia norma, Green Hill non riaprirà mai più» ha commentato l’onorevole Brambilla. Oltre al divieto di allevamento, sono confermati l’obbligo di impiegare l’anestesia e l’analgesia per tutti gli esperimenti che causano dolore (eccetto i test su anestetici e analgesici), il divieto di utilizzare gli animali «per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso negli ambiti sperimentali».
Un dovuto ringraziamento alla sensibilità dei ministri Lorenzin e Moavero e a tutti quelli che hanno combattutto una battaglia sacrosanta.

(Fonte ilGiornale.it)

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