Arriva l’inverno nelle zone del sisma: 2 famiglie su 3 senza casette. È il secondo inverno senza casa

Arriva l’inverno nelle zone del sisma. A un anno dagli eventi sismici nel Centro Italia di fine ottobre 2016, a breve il secondo inverno con la ricostruzione degli istituti scolastici e la consegna delle casette d’emergenza sono nuovamente in ritardo.

Ad oggi una sola scuola è stata ricostruita, ne mancano ben 107 prevista dal piano straordinario voluti dalla Commissione straordinaria alla ricostruzione. Le case richieste invece sarebbero oltre 3500, di cui consegnate appena un quarto (neanche 1000)

Questo è il quadro disperato della situazione riportato dall’ Osservatorio per la ricostruzione di qualità promosso da Fillea-Cgil e Legambiente
che ha il compito di monitorare la ricostruzione delle aree del Centro Italia. Numeri impressionanti che, se confermati, anche in considerazione degli stanziamenti disposti, portano a farsi delle domande sulle cause di questa situazione.

Il compito di coordinare i lavori spetterebbe alla Protezione Civile,
mentre quella degli istituti scolastici alla Struttura del Commissario straordinario.

Ma la documentazione dell’Osservatorio individua, lega una responsabilità lungo tutta la complessa catena di comando. Viene inoltre illustrato come anche l’esigenza del “fare presto” non deve essere disgiunta dalla qualità del costruito, e secondo il qwuotidiano “La nuova ecologia” “manifesta forte preoccupazione all’idea che per la riapertura di alcune scuole ci si possa accontentare del miglioramento sismico e non dell’adeguamento nonostante gli ingenti investimenti.”

“I numeri evidenziati dal lavoro dell’Osservatorio sono insoddisfacenti – commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni -. Senza case e scuole non si ricostruiscono le comunità, né ripartono le attività economiche. Per chi è lontano diventa sempre più difficile scegliere di tornare, chi nonostante tutto ha deciso di rimanere è costretto ad affrontare troppi disagi e a convivere con un continuo senso di precarietà.

Bisogna avere la consapevolezza che se si accelera lo spopolamento delle aree interne, invece che contrastarlo, si avrà un danno per tutto il paese, perché l’Appennino è un grande sistema e patrimonio ambientale di valore europeo e internazionale. Pur nella drammaticità del caso, considerata l’ingente quantità di risorse che sarà riversata in quelle aree, la ricostruzione può e deve essere un’occasione per un nuovo sviluppo di queste aree”.