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Oltre 400.000 famiglie con minori per circa 1,8 milioni di persone in situazione di disagio: l’Italia si dota per la prima volta di uno strumento contro la povertà e parte dai nuclei che negli anni di crisi hanno subito il calo peggiore delle proprie condizioni di vita, le famiglie con bambini. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha firmato il Memorandum di intesa con l’Alleanza contro la povertà sull’attuazione della legge delega che istituisce il Rei, il reddito di inclusione, e ha spiegato che i decreti attuativi saranno pronti entro fine mese.

«Oggi è un primo risultato – ha detto il premier – ma è la prima volta che l’Italia si dota di uno strumento universale. La crisi che abbiamo attraversato, la più grave dal dopo-guerra, ci ha lasciato un incremento della povertà, ci sono 1,5 milioni di famiglie povere. Chi governa deve riconoscere il problema». Secondo i dati Istat pubblicati oggi la povertà «assoluta» in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4,6 milioni di individui). Rispetto al 2014 sono peggiorate soprattutto le condizioni delle famiglie con quattro componenti (dal 6,7% al 9,5%). Erano invece 2,7 milioni le famiglie in povertà relativa per 8,3 milioni di persone complessive.

Sempre nel 2015 il Pil pro capite dell’Italia, misurato in standard di potere d’acquisto risultava inferiore del 4,5% rispetto a quello medio dell’Ue e più basso del 23,6 di quello della Germania. La povertà è poi sicuramente anche legata alla carenza di lavoro: nel nostro Paese nel 2015 si registrava il tasso di occupazione più basso in Ue a eccezione della Grecia. In pratica tra i 20 e i 64 anni lavorava solo il 60,5% delle persone a fronte dell’80,5% della Svezia e del 78% delle Germania (il dato italiano è cresciuto al 61,6% nel 2016). Se si guarda alle donne l’occupazione scende ancora con appena la metà delle donne tra i 20 e i 64 anni che lavorava in Italia contro il 78,3% in Svezia.

L’intervento di sostegno alle persone in difficoltà previsto dal Governo non sarà solo economico ma sarà una sorta di presa in carico della famiglia quindi guarderà alla ricerca di lavoro (l’80% delle famiglie povere lo è per mancanza di lavoro) e all’educazione. «Il reddito di inclusione per due milioni di persone – ha sottolineato Gentiloni – è un impegno per la dignità e la libertà dal bisogno». L’assegno potrà arrivare fino a 485 euro al mese a nucleo ma sarà legato al «reddito disponibile» del nucleo familiare e quindi al netto dell’eventuale affitto pagato. L’assegno terrà conto anche del numero dei componenti e della composizione della famiglia.

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