Accusa gravissima ma frutto di errore: “assolto il poliziotto per non aver commesso il fatto”

Sono cadute, completamente, le accuse nei confronti di un poliziotto in forza presso il Commissariato di Tarquinia.

Accusato di favoreggiamento personale. L’agente, nel maggio 2016 – nell’ambito dell’operazione ‘‘Doppio zero’’, coordinata dalla Procura di Civitavecchia e condotta dallo stesso Commissariato, che portò a sette arresti per spaccio -, venne accusato di «aver interferito nelle indagini, fornendo suggerimenti agli indagati con l’intento di favorirli», pur essendo lo stesso poliziotto estraneo alla vicenda di spaccio, oggetto d’indagine.

La sentenza. Un’accusa pesantissima, quella di favoreggiamento personale, che portò il poliziotto agli arresti domiciliari, in maniera, ora si scopre, ingiusta stante la sentenza del giudice Giusi Bartolozzi del tribunale di Civitavecchia che, sulla base delle risultanze processuali, ha escluso, senza ombra di dubbio, che l’imputato abbia commesso i reati ascritti. Il giudice ha, infatti, completamente accolto la tesi della difesa. Gli avvocati Pier Salvatore Maruccio e Francesca Maruccio hanno pienamente dimostrato, anche grazie ai supporti tecnologici, che le frasi addebitate al loro assistito in realtà non sono mai state pronunciate, né infatti trascritte (né dal trascrittore della difesa né dal perito nominato dal giudice), non figurando quindi agli atti.

L’errrore. Un errore che richiama alla memoria quanto emerso in questi giorni nell’ambito dell’inchiesta Consip, con le cronache che hanno raccontato di intercettazioni errate e conversazioni riportate in modo distorto nell’ informativa agli atti. Ma andiamo per ordine.

Le contestazioni. I fatti contestati al poliziotto risalgono al 25 marzo 2016 e partono dalla squadra di Pg del Commissariato di Tarquinia all’epoca dei fatti impegnata nell’indagine su un traffico di stupefacenti che aveva, secondo l’accusa, come base di riferimento, una pizzeria di Tarquinia. Da qui la denominazione dell’operazione ‘‘Doppio zero’’. Il poliziotto in questione entra nella pizzeria, già da tempo sottoposta a captazione ambientale, per acquistare la pizza. Nell’attesa della consegna, parla con uno degli indagati, poi arrestati. Secondo l’accusa, il poliziotto nel corso di quella conversazione avrebbe utilizzato frasi a doppio senso, tipo ‘‘a Pasqua non mangiare l’agnello che ti potrebbe fare male’’, per segnalare agli indagati di stare in guardia in quanto controllati. Per fare, cioè, eludere le indagini e consentire quindi una condizione di favore. Il pm, nell’ambito del processo con rito abbreviato, chiede due anni di reclusione nei confronti del poliziotto. Ma le risultanze processuali conducono alla piena assoluzione.