Aumenta la “tassa” alla cassa per chi paga con Pos

La Nexi, il gruppo che gestisce le infrastrutture per i pagamenti elettronici, alla fine dello scorso febbraio ha inviato agli esercenti di attività commerciali dotati di Pos una modifica contrattuale delle commissioni da pagare quando un consumatore acquista un bene o un servizio con la carta elettronica. Le nuove condizioni offerte hanno registrato una diminuzione delle tasse solo per i circuiti di pagamento stranieri (poco utilizzati nel Paese). Per questi i costi sono scesi dal 4,45% al 2,29%. Una boccata di ossigeno per i negozianti. Ma, a sorpresa, è arrivato un contemporaneo aumento delle commissioni bancarie per i servizi più comunemente utilizzati dagli italiani (Maestro, MasterCard, Visa, V pay) dallo 0,97% all’1,24%.

Nexi ha motivato gli incrementi con la rimodulazione dei corrispettivi in seguito all’evoluzione del contesto economico e finanziario. Un altro dato negativo che la pandemia porta con sé. Il risultato non cambia però, considerato che tale rincaro si è tramutato in un’autentica tassa sui commercianti che, non potendo dismettere il servizio di pagamento elettronico (che dal primo luglio sarà obbligatorio per tutti) non potranno fare altro che pagare. Questo accade, riporta il giornale, in un momento in cui il limite dell’utilizzo del contante passa dal primo luglio per legge da 3mila (come stabilito nel 2016) a 2mila euro, una riduzione che dovrebbe far aumentare l’uso del pagamento elettronico.

Uno sconto del 30% proprio sui costi sostenuti da chi vende, quando accetta carte di pagamento elettronico. Ironia della sorte, però, il bonus del 30% previsto è pari esattamente all’incremento registrato nei costi delle commissioni.

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