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A quanti sarà successo di passare davanti ad un cartello con la scritta “Controllo elettronico della velocità”

Se non a tutti, sicuramente a tanti. Molto spesso queste segnalazioni sono fasulle in quanto sono stata posizionate dall’Anas e dai Comuni con il solo scopo di spaventare gli automobilisti.

Ebbene, conoscendo ormai il trucco e avendo perso la funzione deterrente di partenza, con lo scorso governo la questione è diventata materia di discussione da inserire nella cosiddetta Direttiva Minniti, ma non tutti ancora lo sanno. Ce lo spiega TuttoMotoriWeb.

Innanzitutto, per rendere valida la contravvenzione la presenza di un cartello con preventivo, ovvero “con adeguato anticipo” avviso “Controllo elettronico della velocità”. Se ad esempio, dopo 4 chilometri dal segnale non si è notata alcuna colonnina dell’autovelox, qualsiasi multa sarà illegittima.

La segnaletica deve essere chiaramente visibile, quindi non imbrattata o nascosta dalla vegetazione. Mentre non è necessario il cartello indicante i limiti di velocità.

Le forze dell’ordine dovranno, d’ora in poi, posizionare un secondo cartello, di tipo mobile tutte le volte che l’autovelox viene posizionato su una strada ove i controlli avvengono occasionalmente.

In questo caso il cartello potrà essere anche più piccolo del primo e con la semplice icona del cappello tipico della polizia.

La direttiva Minniti chiarisce infine, a questo proposito, che per poter definire ‘sistematici’ i controlli fatti con autovelox non occorre garantire un numero minimo di servizi, ma soltanto la regolarità. Per capirci ne basta uno alla settimana per essere tali.

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