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Era esattamente il primo giorno di Maggio del 1945 quando l’esercito del Maresciallo Tito entrava a Trieste assumendone pieno controllo

Un esercito che si rese responsabile di stragi impressionanti, come anche in tutto il resto della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia

Tra le tante vittime oggi parliamo di un eccidio di ben 97 militari appartenenti alla Guardia di Finanza in servizio a Trieste nella Caserma di via Campo Marzio, i quali dopo essere stati convinti in seguito a inganni a consegnare le armi al nemico, dopo tre giorni vengono catturati e barbaramente trucidati nelle foibe del carso triestino

Angelino Unali, unico sopravvissuto all’eccidio durante una recente commemorazione

Per ricordare il sacrificio dei militari, ritenuto uno degli episodi bellici più pesanti e noti nella storia dello stesso corpo della Finanza sia per modalità che per numero di caduti, una volta l’anno nel comprensorio monumentale della Foiba di Basovizza, si è svolgono cerimonie commemorative

La testimonianza

Vogliamo ricordare con particolare commozione e con amore profondo questi nostri commilitoni, questi soldati in fiamme gialle che qui fecero dono della loro giovane vita per assolvere al dovere di rimanere al proprio posto di servizio,

senza cercare scampo fuggendo di fronte ad una minaccia tanto grave quanto imprevedibile

 

 

Eventi drammatici, del tutto estranei ai modi di guerra lealmente combattuta, condannarono a sofferenze ed a morte atroce proprio nelle viscere di questa terra carsica che vide rifulgere l’eroismo di tanti soldati italiani nel primo conflitto mondiale”

Con sentimento di intima, commossa partecipazione che avverto l’impulso irresistibile a rievocare loro e il sacrificio che ne eterna la memoria di fronte agli eventi e ai destini della Patria, in quelle circostanze ferita a morte nell’intimo della sua gente fiera di cuore e di fede nazionale

A Trieste, in particolare, appena dopo la cacciata dei tedeschi con l’insurrezione del 27 aprile 1945, alla quale avevano partecipato efficacemente anche i finanzieri del Comitato di Liberazione Nazionale, assieme alle avanguardie dell’esercito jugoslavo che si accingevano ad occupare la città

 

 

ci fu un momento di sbandamento generale quando la maggior parte dei finanzieri rimase a presidiare gli impianti e i depositi più importanti, con l’incarico di mantenere anche l’ordine pubblico, in quanto la Guardia di Finanza era l’unico Corpo armato organicamente inquadrato rimasto a presidio della città.

Nel contempo ci furono momenti di eroismo e di grande solidarietà, come quando un pugno di finanzieri rischiò la vita per salvare i loro commilitoni rimasti isolati in alcuni reparti dell’Istria, alla mercè delle truppe jugoslave che stavano completando l’occupazione della zona.

Nel momento di quei tragici fatti mi trovavo a Trieste, reduce dalla guerra di Balcania, dove prestavo servizio d’Istituto e nel contempo avevo partecipato con il locale Comitato di liberazione per la cacciata dei tedeschi dalla città.

 


Successivamente, mentre le forze jugoslave del Maresciallo Tito stavano completando l’occupazione di Trieste e dell’Istria, a capo di un nucleo di finanzieri volontari mi portai con un autocarro nelle varie località dell’Istria per salvare alcuni nostri commilitoni dalla prigionia o dalla morte.

Quindi rivivo oggi i terribili momenti del calvario con l’angoscioso tormento di allora, chiedendomi come sia stato possibile che la coscienza di tanti uomini politici italiani abbia consentito che un velo di oblìo, pur supportato da contingenze del tutto particolari per mentalità opportunistiche e accomodanti, potesse far dimenticare l’eccidio di circa 12 mila infoibati nella sola zona di Basovizza” [www.lefoibe.it]

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